Archivio per il 'tempo'Categoria

liberazione 2(volte).0 mondine in second life

Aprile 25, 2008

Come dice giustamente Giovanni nel suo post (pubblicato mentre si stava costruendo questo evento), Mondine in Second Life “è un atto simbolico che prende corpo”. Ne potete leggere anche qui, post scritto da Elena nel sito ufficiale del gruppo Mondine 2.0, da Laura/Liu e da Elena/Velas.
Ognuno di noi ha il suo 25 Aprile, anche Roberta ne parla.
Nato da una telefonata, da qualche chat, questo scrigno di “cristallo”, questa skybox museo, sarà inaugurata oggi, 25 aprile 2008, nella land Mondine in Second Life, collocata nella regione di Genesi Italia.
Perchè fare una cosa del genere in un ambiente digitale, “virtuale”?
Il pensiero che sta alla base dell’operazione è un segnale raccolto, anzi trasmesso, da Alberto Cottica: documentare, raccontare, presentare il passaggio di testimone di una generazione di mondine (l’ultima vera) a una nuova generazione che seppure non abbia vissuto quel tempo, si fa carico di trasmetterne i significati, le forme e i contenuti del canto delle mondine (”Di madre in figlia 2.0″).
Allora il senso di questa operazione è quello di poratare contenuti sociali all’interno di second life.
Nel mio caso è pure una possibilità di rendere emozionale una idea all’interno di una dimensione a sua volta immersiva (second life). Alcuni lavori, passati, dimenticati hanno assunto ormai una dimensione metafisica. Questo museo ci racconta anche questo: una metafisica del lavoro, della risaia. Non ci sono spiegazioni: la risaia e gli abiti delle mondine (da prendere e indossare) sono lì. E’ solo l’inizio. Il plot è chiaro. Allora: a laurà! (A lavorare!).

stati di sospensione: nel tempo, nell’immagine. sguardo ostinato

Aprile 19, 2008

A commeto di un mio post precedente, dopo averlo più volte “provato” in-world.

Il mio interesse per le immagini è una dell cose più comuni al mondo, almeno per noi di questa cultura occidentale. Altre cuture sappiamo avere altri rapporti con il mondo delle immagini. Semplificando: l’immagine è sempre legata ad un voyerismo; nasce come descrizione della vita (incisioni rupestri) per diventare con tempo allegoria di un legame che porta verso una dimensione erotica e/o sacra.
La cosa che mi interssa delle immagini è l’esperienza che si nasconde tra l’apprendimento di una conoscenza e il piacere che si espone.
In questi giorni sto “guardando” molto, come sempre: onnivoro.
E’ lo stato di sospensione che alcune immagini ci suggeriscono. La sospensione nel tempo e la gravità del corpo che guarda. Forse è questa la sintesi dello “sguardo ostinato” che ho voluto costruire.
Cito Jean Luc Nancy* (che sto parafrasando in parte):
“E’ attraverso questa esperienza straniante che, a nostra volta in uno stato di sospensione, ci siamo esposti, privi di abiti teorici, all’arte dell’incontro…”.
(Ringrazio Azzurra Collas che, in qualche modo, mi ha ricordato alcuni miei temi)

Nei prossimi giorni alla Greenfield Room (Galleria in-world di Roberta Greenfield a Post Utopia) ci sarà la presentazione di questo lavoro e per chi vorrà, potrà fare esperienza di questa “sospensione” che lascio, volutamente, non spiegata.

Segnalo questo post dal Blog di Arco Rosca Temperatua 2.0.
Condivido con lui una idea precisa: in SL è ora di “fare” architettura.

*: Federico Ferrari, Jean Luc Nancy, La pelle delle immagini, Bollati Boringhieri 2003

mondi che cadono a pezzi. necessariamente. ricordi di domani

Febbraio 23, 2008

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Viviamo all’interno di un universo fatto di “mondi” che come imbuti catturano la nostra attenzione concentrandola con concupiscenza verso di essi. Esempio: lavoro su un tappeto andino, ho un computer che mi ha donato un occhio assoluto che trova tutto quello che gli chiedo, ho piante esotiche sullo stesso tavolo, souvenir di viaggio ecc. Contemporaneamente si appoggiano sul tavolo “mondi” che si definiscono “presenti” ad un ipotetico appello dettato spesso dal caso o dalla necessità o dalla curiosità. A volte nuovi “mondi” entrano nella tua vita senza che tu li abbia cercati. Vent’anni fa ad esempio: il 14 febbraio del 1988 comprai questo numero di Urania dove si stampava una antologia di Philip K. Dick. Termina con un saggio illuminante: Come costruire un universo che non cada a pezzi in due giorni (1985). Come in uno stato ipnagogico (uno stato alterato di coscienza che precede il sonno), realtà e ricordo si fondono in un unico pensiero.
Cosa è reale e cosa no di tutto quello che tocco e che ho sul tavolo? Cosa devo pensare di tutti questi mondi? Il libro è reale ma le parole che qualcuno ci ha stampato sopra sono altrettanto vere? E se lo sono ora lo saranno ancora domani? Fino a quando le condividerò?
Il reale perchè sia tale deve essere percepito come vero. Ma questo concetto varia nel tempo. Dopotutto lo strumento di base per la manipolazione della realtà è la manipolazione delle parole. Se puoi controllare il significato delle parole, puoi controllare le persone che devono usare le parole. Ma un altro modo per controllare le menti delle persone è controllare le loro percezioni. Se riesci a fare vedere agli altri il mondo come lo vedi tu, gli altri la penseranno come te. Al percepire segue il capire. Dopotutto, la mia visione del mondo, è una tra le tante. Poi ti succede che il primo ad essere controllato da quel modo di vedere di quel mondo sei proprio tu e non esci più dalla tua visione. Allora speri che quel tuo mondo cada a pezzi per poterne costruire/pensare uno nuovo. Il mio lavoro consiste prevalentemente nel pensare a cose che messe insieme non devono cadere a pezzi nel giro di due giorni. O per lo meno è quello che sperano i miei committenti. Ma è proprio nel momento in cui cominciano a cadere a pezzi le cose che diventa interessante il mio lavoro. Dal caos che si produce nella caduta dei “diversi mondi” nascono le nuove idee. Dopotutto è una regola naturale della vita.

lontananza. distanza. prossimità. tempi. non fiction

Febbraio 13, 2008

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Sans soleil, 1983 un film di Chris Marker

Ogni giorno facciamo esperienza di termini quali distanza, lontananza, vicinanza. Misuriamo lo spazio con i tempi e consumiamo tempo coprendo spazi.
Mentre scrivo Star Treck (è tarda sera) mi apre a considerazioni siderali sulla distanza e sul tempo. Facciamo continuamente esperienza delle distanze mediante la produzione cinematografica, la latteratura e non ultimo i mondi metaforici. Ci hanno abituato a “sospenedere” la percezione di noi stessi dal luogo nel quale il nostro corpo si trova, proiettandoci continuamente (mentalmente) altrove.

All’inizio del suo film Sans Soleil (1983), Chris Marker apre con una citazione da Racine. Tradotta dice all’incirca così: la lontananza dei luoghi compensa, in qualche modo, la troppa prossimità dei tempi. E’ un film di montaggio e di viaggio, un”immersione in un mondo che ci spiazza: è un montaggio di riprese raccolte in regioni distanti tra loro. Pezzi d’Africa e di estremo oriente si fondono in un paesaggio mondo che è una raccolta di narrazioni, di storie diverse. Tutto è declinato in linguaggio per raccontare il mondo. Si è già parlato della non-fiction e della difficoltà, oggi, di raccontare storie al di fuori del mondo reale. E’ il montaggio, delle emozioni prima di tutto, la vera chiave poetica che raccoglie le distanze e le rende presenti nei diversi tempi. Il suo è uno dei pochi tipi di cinema che mentre lo guardiamo ci chiede di considerare che cosa guardiamo, e perché lo facciamo.

innovazione e tempo - cronosisma 001

Gennaio 12, 2008

Il post precedente su una idea di macchina del tempo legata al mondo dei suoni mi è rimbalzata in un’altra bolla piena di idee relative all’innovazione e al suo significato. Non mi è mai piaciuto parlare dell’innovazione ma sono sempre stato chiamato nei lavori per le mie idee innovative o quanto meno per il contenuto di originalità. Così dicono gli altri. Non riconosco, nel mio pensiero, una problematizzazione della parola innovazione ma una condizione a prescindere delle idee stesse: devono esserlo. Per questo mi permetto di andare in qua e la nel tempo e negli spazi di (e in) questa “stanza” tutta per me (può un essere umano appartenente al genere maschile citare Virginia Woolf?).
Il tempo, visto in una chiave non cronologica, si propone come una singolare indagine delle cose: da un lato esso agisce forma e trasfigura l’arte del fare le cose, dall’altro questo stesso fare delle cose (la sua arte) si pone sovente su un piano di pura sincronia atemporale.
Con gli studenti mi capita spesso di parlare del tempo in chiave di futuro anteriore. Nel design come in tutte quelle arti nelle quali l’innovazione dovrebbe essere la stessa e più pura essenza, le cose che vediamo/sentiamo oggi sono sempre il risultato di un pensiero che pensa sempre più avanti del presente. Questo perchè tra il momento del pensiero e quello della sua realizzazione passa del tempo e chi le ha pensate, al termine del processo, le vive come obsolete. Forse è per questo che si dice che un artista, quando ha terminato un’opera deve disfarsene altrimenti la modificherà all’infinito. Vivo sulla pelle quotidianamente questo problema.
Futuro anteriore è anche in relazione al fatto che le idee, perchè possano diventare realtà, devono anche essere riconosciute da chi le deve accettare, acquistare, fare proprie. Quindi è un continuo andare avanti e indietro dentro la storia delle idee. Il mainstream del’arte ad esempio non accetta di buon grado che un artista cambi linguaggio: meglio cambiare artista. La stessa second life è una idea già vista con delle forme nuove. La sua vetustà viene dimostrata con molte delle cose che vi si propongono come nuove ma che di nuovo hanno solo la superficie. Forse è per questo che ne parlo sovente: perchè è un mondo dove c’e’ ancora molto da fare, come diceva anche Mario Gerosa in unAcademy.