Archivio per il 'second life'Categoria
Luglio 20, 2008

Immagini dall’archivio: 01 - foto ufficiale del concorso di Idee per il Museo dell’Arengario (Francesco Iodice)

Immagini dall’archivio: 02 - foto di Milano in Second Life®.
Più volte in queste pagine ho sostenuto che il doppio sguardo (guardare contemporaneamente due immagini) permette di comprendere elementi inaspettati. In questo caso il confronto è dei più ovvi. Se guardate con gli occhi dell’esperienza estetica e percettiva, non credo (nel confronto) si possano trovare parole a difesa della pretesa di realtà di un certo modo di usare il metaverso.
Se poi si ha una conoscenza diretta, quotidiana e sedimentata dell’oggetto rappresentato, la cosa si complica ancora. Ad una pretesa di realismo si associa una confidenza tradita.
Di tutte le abilità che si sviluppano nel metaverso credo che fare i copisti del reale sia il più avvilente dei possibili usi. Questo quando non è accompagnato da un sapere e da una immaginazione (esempio positivo: Tonino Lane e le sue macchine da lavoro che contengono un sapere e una esperienza andata perduta e che qui possono ritrovare un loro senso).
Bene hanno fatto Neupaul e Papper a fare la loro performance nel pomeriggio di ieri in questo luogo. Tralasciando le implicazioni personali, avere ambientato la performance nella piazzetta Reale ha un significato forte in quanto è il luogo deputato dalla città a manifestare nella forma urbana le opere esposte nelle sale del Palazzo.

Immagini dall’archivio: 03 - chat pubblica pubblicata su Specchi e Second Life
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Luglio 17, 2008

Giornata di confusione in casa Linden… Oggi la mia identità, Asian Lednev, l’ho persa per un aggiornamento di server. Non sono l’unico mi si dice. Così nell’attesa di recuperare il mio avatar (che si trova loggato come un fantasma, inerme e incapace di reagire agli IM e a tutto) gioco con il mio avatar “salvadanaio, backup, di servzio: Gagarin Letov.
Morale: Perdere l’identità non è cosa piacevole anche se si tratta di un proprio avatar.
P.S. Come giustamente mi scirve nel commento Ginevra consiglio la lettura dei suoi post: qui e qui.
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Luglio 12, 2008
Nei giorni scorsi ho iniziato un lavoro in-world che nasce dal suggerimento di ciò che sta accadendo in rete. E mi rifersisco all’articolo del blog “specchi e second life”, successivamente replicato qui e qui (post a firma di Neupaul Palen e Papper Pap). Inoltre mi riferisco a tutti gli interessanti incontri avvenuti in-world che hanno al centro l’argomento “arte” e che sono stati fatti in seguito all’uscita del libro di Mario Gerosa (Rinascimento Virtuale).
Sono tanti che ne parlano, tra questi anche gli amici Liu (la quale se ne occupa professionalmente) e Joannes. Inoltre ricordo il post che già ho pubblicato qui. Non riesco a citare tutti gli articoli letti ma faccio riferimento ai rimandi che si possono trovare anche nei post che ho linkato.
Nei giorni scorsi ho diffuso una notice con due domande che ho cercato di consegnare personalmente ad artisti e a residenti di second life. Ho cercato di consegnarlo personalmente anche per spiegare i contenuti e i motivi ma purtroppo non sono riuscito ad arrivare a tutti.
L’obiettivo della doppia domanda è raccogliere non il giudizio di una “critica” dell’arte prodotta in second Life, ma conoscere le aspettative dei residenti di un’arte in-world.
E’ una raccolta di dati che serve a procedere in un ragionamento dal basso: come l’ambiente stesso viene percepito da chi lo vive e da chi lo costruisce.
Parlandone con Roxelo Babenco, le dicevo che la raccolta di dati è propedeutica per costruire un incontro simile ad una tavola rotonda aperta dove “dal basso” parlare dell’argomento. Quindi la raccolta delle opinioni di cosa si percepisce cone arte e cosa non lo si percepisce viene prima della definizione di stile e di un mercato dell’arte delle quali cose c’è già chi se ne occupa con la più seria delle professionalità.
La notice era la seguente:
“SAPRESTI MOSTRARMI…? Asian Lednev al popolo di Second Life”
Sapresti mostrarmi qualcosa che certamente non è arte di Second Life?
Sapresti mostrarmi qualcosa che secondo te è certamente arte di Second Life?
Nel frattempo sono arrivate numerose risposte che unite alle chat di presentazione sono gà un “corpo” interessante da “sbobinare” e costruire in qualche forma da trovare credo internamente ad SL. Questo post è da considerarsi un primo tassello di un discorso più ampio.
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Luglio 7, 2008

Travelling in SL

Travelling in SL

Travelling in SL
“Una tenera lentezza è il
ritmo di questi discorsi”
Friedrich Nietzsche, Ecce Homo
Sebbene non si fosse verificato nulla di particolare, il viaggio per Spoleto è stato entusiasmante. Se nel nulla di particolare non ci fossero la Berliner Ensemble, Bertolt Brecht, Bob Wilson, Laura e Roberta e ancora Giovanni e Annagrazia.
Non ho mai amato etichettare i tipi di viaggio: turista, viaggiatore, globe trotter… Al mondo si ruzzola e così facendo si incontra sempre qualcosa che ti sorprende. Lo scrive Walser nella sua “passeggiata”, o in un “pomeriggio di uno scrittore” Peter Handke. Nel 900 il viaggio mitico si sposta dai grandi paesi lontani al cortile di casa (penso ai discorsi di Luigi Ghirri degli anni 80).
In fin dei conti per me viaggiare è usare lo sguardo. Da tempo, il viaggio mitico, si è spostato nella rete e dalla rete è rimbalzato sul pianeta costruendo un nuovo modo di rappresentarlo con gli strumenti della Neo-Geography (che pongono i Tag al di sopra della referenza geografica fisica che li legittimano).
Così nel Ning di Lucania Lab ho aperto una pagina
dove spiego l’idea di una “moleskine” che raccoglie appunti di viaggio visivi del “travelling in second life”, come normalmente si fa “ruzzolando” sulla pelle del pianeta.
Morale: viaggiare è un’esperienza frattale, per quanto restringi il campo o lo allarghi hai sempre da scoprire qualcosa di nuovo. Quello che conta è la curiosità.
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Giugno 11, 2008

Lucania nella Cristallball
“Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono.”
José Saramago da “Viaggio in Portogallo.
Progettare (prevedere, prefigurare, proiettare…) è una attività simile a quella del viaggiare.
Come nel viaggiare occorre una predisposizione a permettere che le traccie percorse ci conducano verso mete che ancora non si conoscono, se non all’interno di visioni e di parole che risuonano nella testa.
“Non c’è altro da vedere”, sapeva che non era vero. “Bisogna vedere quel che non si è visto”
Ogni progetto assume una ribellione contro ciò che sono. Ogni progetto è una partenza, una ri-partenza. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre. Il viaggiatore ritorna subito.



Preview della SIM per Lucania precedenti qui e qui
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Giugno 5, 2008




“This is for you asian”, scultura di luce di Luce Laval
Lavorare con Roberta Greenfield in questi giorni passati per l’apertura del nuovo evento in galleria è stato davvero spassoso ed esaltante. E il motivo è Luce Laval, un artista davvero a tutto tondo di Second Life.
Come già avevo avuto modo di dire per Solkide Auer, anche nel suo caso la misura del suo lavoro parte da una conoscenza approfondita della programmazione di script che ne estremizza le applicazioni.
La soluzioe scelta per la Greenfield Room è una semplice scultura sensibile alla presenza dell’avatar. Già ne hanno parlato Roberta Greenfield e Joannes e ne parla anche Laura.
Ma il vero grado di sperimentazione che applica lo si misura in una serie di sculture luminose che definirei tribali. Sembrano in preda a scariche epilettiche: saltano, pogano, si ribaltano, provocando empaticamente un senso di grande ilarità: fanno sorridere l’anima.
Tribali non solo per i movimenti semplici ripetuti e improvvisi, ma ancora di più perchè sono ipnotiche; richiamo attenzione e suggeriscono il movimento. In questo risveglia ancora più approfonditamente una complicità tra l’osservatore e l’opera: i due cominciano a muoversi allo stesso tempo: il corpo e lo sguardo diventano puro movimento.
Se in COME IN l’avatar diventa l’agente per fare funzionare l’opera, in queste sculture “tribali” è l’intero apparato visivo che viene attivato creando sinestesie con tutto il corpo.
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Maggio 30, 2008


Foto 1: Guardare Manray, elaborazione.
Foto 2: Guardare Velas che guarda Manray.
Il lavoro di Marco Manray è noto ai frequentatori di Second Life.
Lo è meno a chi non lo frequenta. Le tre repliche che mostra a Como, in occasione di Allarmi (grande mostra d’Arte Contemporanea realizzata in una caserma di Carabinieri) viste al vero e in una galleria di Second life (sezione virtuale della Galleria Overfoto di Napoli) hanno il fascino degli oggetti. Ma di oggetti potenti. La sensazione è ribaltata rispetto a quanto succede normalmente. Io, Velas, e Marco di fronte a queste immagini di avatar senz’anima (i soggetti sono gli automi pensati per generare traffico nelle sim) rese vere questa volta dalla “cosa” fotografica e non più da un immagine in pixel. Eravamo a nostra volta avatar di quel mondo. Non più osservatori partecipanti ma soggetti osservati dalle immagini, in qualche modo scorticati della pelle. Lo sguardo indiscreto del fotografo è riconoscibile e riflesso nei linemanti di questi robot che godono della loro corporeità. Il loro essere robot sembra in parte rimosso da uno sguardo consapevole e discreto. In questa stanza c’e’ tutto per ragionare su ciò che sta sotto il cielo di second life.
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Maggio 17, 2008

Progetto per Post Utopia
Per chi ha letto George Perec o Foucault parole come archivio, dispositivo hanno un significato denso e pieno. Se poi si associa la parola follia la cosa diventa ancora più complessa.
Semplificando: Second Life (per come nasce) è uno spazio dove la parola archeologia non ha alcun significato in quanto non ci sono ancora tracce, sedimentazioni, depositi da interpretare. Per il momento almeno. In una sorta di archeologia a rovescio, dove cioè non essendoci nulla si devono depositare segni tracce e contenuti, Second Life diventa per noi il luogo dove portare e organizzre una conoscenza su un tema importante, spinoso, di frontiera: l’Outsider Art. Uso il termine anglosassone per allontanare le mille possibili varianti di significato all’interno di questo universo (specialmente nel contesto italiano).
Di cosa stiamo parlando?
Operativamente: stiamo - Ginevra Lancaster, Maurizio Giuffredi e io - lavorando per aprire a Post Utopia, venerdi’ 23 maggio, uno spazio espositivo dedicato all’outsider art, in concomitanza con il Festival della Psicologia che si terrà a Bologna dal 23 al 25 e che tratterà anche questo tema.
L’outsider art è “arte” prodotta da persone socialmente emarginate. Tipicamente si tratta di pazienti psichiatrici, per i quali l’arte rappresenta un canale preferenziale di espressione e comunicazione. Viene anche chiamata in 1000 altri modi: arte irregolare, art brut, visionary art, raw art, ecc…
All’estero sono, tanto per cambiare, parecchio più avanti di noi: musei dedicati, gallerie che vendono le opere anche online, e spesso si tratta di progetti no-profit, o comunque collegati a istituzioni.
Ma anche in Italia qualcosa si sta muovendo.
Quel che vogliamo fare è creare a PU un hub di informazione sul tema, che sia pero’ anche uno “spazio di esperienza”.
Un tassello in più per riempire e organizzare i contenuti all’interno dello spazio sintetico (SL) in forma di archivio tridimensionale, dove la conoscienza concettuale si accompagna sempre ad una esperienza emozionale. Organizzare contenuti, archiviare dati ma anche fornire uno strumento di conoscenza.
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Aprile 25, 2008




Come dice giustamente Giovanni nel suo post (pubblicato mentre si stava costruendo questo evento), Mondine in Second Life “è un atto simbolico che prende corpo”. Ne potete leggere anche qui, post scritto da Elena nel sito ufficiale del gruppo Mondine 2.0, da Laura/Liu e da Elena/Velas.
Ognuno di noi ha il suo 25 Aprile, anche Roberta ne parla.
Nato da una telefonata, da qualche chat, questo scrigno di “cristallo”, questa skybox museo, sarà inaugurata oggi, 25 aprile 2008, nella land Mondine in Second Life, collocata nella regione di Genesi Italia.
Perchè fare una cosa del genere in un ambiente digitale, “virtuale”?
Il pensiero che sta alla base dell’operazione è un segnale raccolto, anzi trasmesso, da Alberto Cottica: documentare, raccontare, presentare il passaggio di testimone di una generazione di mondine (l’ultima vera) a una nuova generazione che seppure non abbia vissuto quel tempo, si fa carico di trasmetterne i significati, le forme e i contenuti del canto delle mondine (”Di madre in figlia 2.0″).
Allora il senso di questa operazione è quello di poratare contenuti sociali all’interno di second life.
Nel mio caso è pure una possibilità di rendere emozionale una idea all’interno di una dimensione a sua volta immersiva (second life). Alcuni lavori, passati, dimenticati hanno assunto ormai una dimensione metafisica. Questo museo ci racconta anche questo: una metafisica del lavoro, della risaia. Non ci sono spiegazioni: la risaia e gli abiti delle mondine (da prendere e indossare) sono lì. E’ solo l’inizio. Il plot è chiaro. Allora: a laurà! (A lavorare!).
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