Archivio per il 'museo'Categoria

recuperare idee. lo spazio “virtuale”: cantiere di tempo

Aprile 27, 2008

… cantiere di storia, … “l’umanità non è in rovina, è in cantiere. Appartiene ancora alla storia. Una storia spesso tragica, sempre ineguale, ma irremediabilmente comune”. Marc Augé*

Cantiere digitale

Nel post precedente e in tanti altri collegati si è parlato di un “luogo” costruito all’interno di Second Life, per sottolineare una volta di più che lo spazio suggerito come virtuale può diventare uno spazio dove fare “cantiere” di idee, dove sperimentare anche nuove forme del ricordo.

Oggi facciamo esperienze di “tempi” diversi nello stesso spazio: le nostre città sono lì,con la loro storia sedimentata, accumulata, a dimostrarcelo. Lo scarto del tempo è molto ben visibile nel paesaggio urbano europeo. Che relazione intrecciare allora nello spazio definito, un tempo, “virtuale” e “in tempo reale”?
Spazi come quelli “virtuali” (intendedoli solo per la loro natura geometrica in questo senso) possono diventare spazi di contenuti dove l’intera umanità, il suo pensiero, potrebbe rinnovarsi all’interno di un cantiere che è digitale. Uso il termine cantiere perchè anche l’ambiente digitale si costruisce e, normalmente, contenuti e forma si costruiscono nello stesso momento: si fanno luogo nello stesso tempo.
Sto parlando del recupero di idee, memorie, veri interventi di costruzioni di racconti attraverso lo spazio del digitale tridimensionale.
Mentre tutto concorre a dirci che la storia è finita e che il mondo è uno spettacolo nel quale quella fine viene rappresentata, abbiamo bisogno di ritrovare il tempo per credere alla storia.
Di archivi e di memoria del digitale si è parlato anche qui.

Con Elena, Adriana, Roberta, Giovanni, Martha, Laura, Gianky, Tonino, Azzurra (dove nel suo Laboratorio di Parole a Postutopia si terra un reading), ecc… abbiamo aperto un cantiere dove dare spazio alla ricostruzione, emozionale, di una memoria che sta cercando uno spazio anche qui. Su Second Life si può! Un cantiere per ritessere memorie al di fuori di una erudizione storicista: ri-leggere storie passate mostra sempre uno scarto che è la percezione del tempo. Il tempo è fragile, si spezza istantaneamente e viene cancellato in un batter d’occhio dal ricordo che ricompone a suo modo l’evento e dall’erudizione e dall’interpretazione dello storico.



Dare una immagine a un’idea è la forza di questi spazi; costruire una visione, emozionale, riporta alla tradizione pittorica italiana (dall’umanesimo in poi, per arrivare ai più alti esempi del divisionismo). Qui però l’immagine fa parte di me, la compongo io stesso, con la mia avie-presenza (con il mio avatar) e con il mio sguardo.

da: Marc Augé, Rovine e Macerie, Bollati Boringhieri, 2004

liberazione 2(volte).0 mondine in second life

Aprile 25, 2008

Come dice giustamente Giovanni nel suo post (pubblicato mentre si stava costruendo questo evento), Mondine in Second Life “è un atto simbolico che prende corpo”. Ne potete leggere anche qui, post scritto da Elena nel sito ufficiale del gruppo Mondine 2.0, da Laura/Liu e da Elena/Velas.
Ognuno di noi ha il suo 25 Aprile, anche Roberta ne parla.
Nato da una telefonata, da qualche chat, questo scrigno di “cristallo”, questa skybox museo, sarà inaugurata oggi, 25 aprile 2008, nella land Mondine in Second Life, collocata nella regione di Genesi Italia.
Perchè fare una cosa del genere in un ambiente digitale, “virtuale”?
Il pensiero che sta alla base dell’operazione è un segnale raccolto, anzi trasmesso, da Alberto Cottica: documentare, raccontare, presentare il passaggio di testimone di una generazione di mondine (l’ultima vera) a una nuova generazione che seppure non abbia vissuto quel tempo, si fa carico di trasmetterne i significati, le forme e i contenuti del canto delle mondine (”Di madre in figlia 2.0″).
Allora il senso di questa operazione è quello di poratare contenuti sociali all’interno di second life.
Nel mio caso è pure una possibilità di rendere emozionale una idea all’interno di una dimensione a sua volta immersiva (second life). Alcuni lavori, passati, dimenticati hanno assunto ormai una dimensione metafisica. Questo museo ci racconta anche questo: una metafisica del lavoro, della risaia. Non ci sono spiegazioni: la risaia e gli abiti delle mondine (da prendere e indossare) sono lì. E’ solo l’inizio. Il plot è chiaro. Allora: a laurà! (A lavorare!).

guardare gli altri che guardano 001. musei in Real Life

Febbraio 16, 2008

Senza troppe parole.

Uno dei massimi piaceri che si possono provare alle mostre è vedere come le opere si amalgamo nella vita delle persone. Se la nostra cultura è visiva, nei musei lo è ancora di più. Musei immersivi e inclusivi del corpo attivato verso la comprensione dei temi sono pochi. Normalmente, come in questi casi, i musei ci portano sulla soglia delle opere per poterle guardare. La cornice è la prima soglia, visibile, Ma al di fuori della cornice la vera corporeità si manifesta in pantomime interessantissime da guardare. Allora opere e corpi vivono nell’insieme una nuova “vita” in questo sguardo. Anche in questo caso il museo diventa “site specific” per produrre arte che dialoga con il contemporaneo.

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guardare gli altri che guardano… Kaspar David Friedrich, estate 2006 © Fabio Fornasari

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guardare gli altri che guardano… il Pergamon (tenendo in mente Thomas Struth), estate 2006 © Fabio Fornasari

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guardare gli altri che guardano… il Pergamon (tenendo in mente Thomas Struth), estate 2006 © Fabio Fornasari

realtà vs museo - senza parole 002

Gennaio 13, 2008

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senza parole

Testo accessibile:  il museo non è pià una rappresentazione della realtà, ma è la realtà stessa che diventa museo.

noi e le cose - senza parole 001

Gennaio 13, 2008

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senza parole

Testo accessibile: le cose che progettiamo spesso progettano noi