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ogni città riceve la sua forma dal deserto a cui si oppone

Gennaio 9, 2008

Ho messo come titolo questa parte di testo di Italo Calvino dalle Città Invisibili (pag. 8 nell’edizione Einaudi, testo di riferimento: edizione 1972), perchè leggendo il post di Roberta sull’incontro di Piero avvenuto ieri mattina a Pesaro mi frullava per la testa un pensiero: che il deserto, quello metaforico e geografico forse è proprio quella città, Dubai. Proprio perchè vi può accadere di tutto.

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All’università ricordo che mi insegnavano che l’architettura era tutto tranne il puro deserto (in memoria di John Ruskin). Uno cresce con l’idea che i deserti sono vuoti poi vede un film come Fata morgana o Apocalisse nel deserto di Werner Herzog, oppure sfoglia il catalogo Desert America, per rendersi conto di un paradosso o meglio che è proprio quello il territorio del paradosso:”in un paesaggio dove nulla ufficlalmente esiste (altrimenti non sarebbe deserto) nulla potrebbe essere pensabile e potrebbe accadervi” (fin qui avrebbe detto Reyner Banham)… ed invece vi accade proprio di tutto.

Immagine sopra: una vecchia cartografia da foto aerea zenitale della Repubblica Islamica della Mauritania, Parigi, Istituto Geografico Nazionale. Da Traveses/19 Le desert. Edito a Centre George Pompidou. Revue trimestrelle du Centre de Creation Industrielle, June 1980

arthroPods - concentrarsi per evadere

Gennaio 9, 2008

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Arthropods, New Design Future
E’ il titolo di un libro del 1971 che vedeva molto avanti: che cioè il design futuro avrebbe disegnato dei Pod che avrebbero cambiato il nostro rapporto con l’ambiente circostante.
Questo progetto-libro di Jim Burns mi è tornato in mente leggendo un post di Fabio dell’11 dicembre scorso: La comunicazione in testa. Riporto queste battute dal post: “Il mondo esterno diventa silenzioso (o molto meno rumoroso) e ci si può spostare nell’ambiente in una condizione di isolamento acustico.
Il nostro spazio privato portatile si muove con noi come una bolla che ci racchiude all’interno di uno spazio pubblico…
Noi e la nostra colonna sonora personale.”

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Haus Ruecker Co, Mind Expander, 1967

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Haus Ruecker Co, Environment transformer, 1968

Archigram, Coop Himmelblau, Haus Ruecker Co, e altri gruppi di artisti e architetti progettano oggetti che sono pensati per produrre evasioni dal paesaggio urbano: sono progetti creativi che usano le sensorialità e il valore simbolico dello spazio e delle cose per creare effetti di straniamento e per mettere in crisi la stessa idea di permanenza dello spazio urbano, la sua staticità e la sua temporalità, in altri termini i cardini della tradizionale architettura statica.
Sono tentativi di rifugi per costruire nuovi territori e nuovi paesaggi di relazione con lo spazio urbano; sono progetti che in generale dovrebbero essere lo scheletro per cambiare e rinnovare la percezione dell’ambiente esterno.

Yves Klein, il judo e la fisica dell’avatar - immersioni in second life 002

Gennaio 8, 2008

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E’ uscito per ISBN un volume che ci racconta Yves Klein all’interno di una sua seconda vita: quella del judo. Nella presentazione del volume originale del 1954, Klein parla di se e del suo approccio al judo dicendo che in principio il suo atteggiamento era legato all’energia: “Ho sempre pensato che fosse molto meglio sfondare le pareti piuttosto che perdere tempo a cercarne le chiavi e non riuscire per mancanza di calma e sangue freddo a trovare il buco della serratura”.
In un post precedente ho parlato del corpo nello spazio e dei valori tattili in relazione alla vista. Aggiungo qui un tassello muovendo da questo scritto di Klein che mi evoca i miei primi spostamenti in second life. Ogni movimento, il semplice camminare, rischia di essere “maleducato” goffo verso gli altri e le cose. La stima della distanza degli oggetti e delle persone è normalmente un atto del giudizio, coadiuvato dall’esperienza, acquisito con l’esercizio e non un semplice dato del senso.
Le idee di spazio, estensione, figura, movimento e quiete, la loro stessa percezione ci deriva dalla nostra comune esperienza di corpi.

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Qui i primi movimenti e spostamenti, visti con gli occhi di chi studia le percezioni, ci svelano una nuova volta come alcune sensibilità devono essere ricollegate tra loro. Vista e propriocezione, e cioè la percezione della posizione del proprio corpo in questo caso sdoppiato (io e l’avatar), devono riconnettersi all’interno di una nuova alleanza.
Inizialmente si sfondano porte e ribaltano persone, fino a a quando non si conoscono le proprie “chiavi” per muovere il proprio avatar (muoversi). In altre parole fino a quando non se ne conosce la disciplina del movimento.

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Yves Klein, Le Vide, 1958 presa qui.
La citazione di Yves Klein l’ho presa dal volume I fondamenti del judo, ISBN Edizioni, Milano 2007