Archivio per il 'geografia'Categoria

costruttori di mondi.

Luglio 15, 2008

Testo accessibile: creare mondi non è poi così difficile… risiedono in noi… e ogni nostro gesto ce lo mostra

dolcemente viaggiare. rolling the world. travelling in-world

Luglio 7, 2008


Travelling in SL


Travelling in SL


Travelling in SL

“Una tenera lentezza è il
ritmo di questi discorsi”
Friedrich Nietzsche, Ecce Homo

Sebbene non si fosse verificato nulla di particolare, il viaggio per Spoleto è stato entusiasmante. Se nel nulla di particolare non ci fossero la Berliner Ensemble, Bertolt Brecht, Bob Wilson, Laura e Roberta e ancora Giovanni e Annagrazia.
Non ho mai amato etichettare i tipi di viaggio: turista, viaggiatore, globe trotter… Al mondo si ruzzola e così facendo si incontra sempre qualcosa che ti sorprende. Lo scrive Walser nella sua “passeggiata”, o in un “pomeriggio di uno scrittore” Peter Handke. Nel 900 il viaggio mitico si sposta dai grandi paesi lontani al cortile di casa (penso ai discorsi di Luigi Ghirri degli anni 80).
In fin dei conti per me viaggiare è usare lo sguardo. Da tempo, il viaggio mitico, si è spostato nella rete e dalla rete è rimbalzato sul pianeta costruendo un nuovo modo di rappresentarlo con gli strumenti della Neo-Geography (che pongono i Tag al di sopra della referenza geografica fisica che li legittimano).
Così nel Ning di Lucania Lab ho aperto una pagina
dove spiego l’idea di una “moleskine” che raccoglie appunti di viaggio visivi del “travelling in second life”, come normalmente si fa “ruzzolando” sulla pelle del pianeta.
Morale: viaggiare è un’esperienza frattale, per quanto restringi il campo o lo allarghi hai sempre da scoprire qualcosa di nuovo. Quello che conta è la curiosità.

Smellscape. archivio dell’aria. dopo Noè, le nuove arche

Febbraio 20, 2008

Con il prossimo arrivo della primavera quello che cambierà improvvismente sarà la nostra percezione dell’aria. L’aria che respiriamo quotidianamente è ormai il risultato di processi chimici meccanici. L’odore caratteristico dei luoghi, delle città, è più legato alla qualità delle normative ambientali e alla sue applicazioni che alle risorse naturali. La deprivazione sensoriale olfattiva legata all’abitare le città è cosa nota. Nella progettazione degli edifici, l’impianto di controllo della qualità dell’aria (climatizzazione) porta il nome di “impianti meccanici”. Questo la dice lunga.
La nostra vita quotidiana è interpretabile come un viaggio abitato. Ci spostiamo di contenitori in contenitori che producono la nostra qulità dell’aria: dai nostri mezzi di trasporto agli edifici che attraversiamo quotidianamente con le nostre attività.

La notizia del giorno che attira l’attenzione del globo sarebbe sull’aria - usando la carta della metafora - che si respirerà a Cuba dopo che Fidel Castro ha lasciato al fratello la direzione del paese; per la verità l’articolo che richiamo da La Stampa è un altra, certamente meno importante ma che comunque contiene pensieri e considerazioni non banali sull’”abuso” della “risorsa” pianeta: “Una biblioteca solo d’aria sull’ultima isola del mondo”.Sembra che il pianeta Terra ormai si stia preparando a costruire sempre più luoghi dove conservare le cose naturali della Terra stessa. Come l’Arca di Noè collezionano campioni di “mondo” che mantengono, ad esempio, il patrimonio genetico delle piante, globalmente, a rischio o più in generale informazioni utili alla “ricostruzione” di un ambiente “naturale” da parte dell’uomo. Tutti progetti che stanno per diritto sotto la categoria next-nature.
Dopo il Svaldbard Global Seed Vault, un enorme archivio sotterraneo dei semi delle speci vegetali collocato nel circolo polare artico, ecco un altro archivio dove si collezionano campioni di aria provenienti dal pianeta.
L’istituto meteorologico Australiano, il CSIRO, ha costruito in una isola della Tasmania, Cape Grim, una grande “biblioteca” dove andare a consultare, studiare e conoscere le caretteristiche dell’aria di determinate parti del pianeta. Composizione chimica, odore e tutte le altre caratteristiche fisiche sono consultabili inquesto archivio. Entrambi i luoghi, i contemporanei omologhi del monte Ararat, sono collocati in luoghi lontano dal mondo più urbanizzato.

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Svalbard, Global Seed Vault

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Cape Grim, Meteorological Center, Tasmania

Questo in Tasmania permetterà anche di dare informazioni utili per “progettare l’aria” che respireremo nei nostri prossimi “viaggi abitati”: ad esempio la qualità dell’aria che respireranno gli astronauti che partiranno verso Marte.

il mondo senza la mappa. Elisée Reclus e i reportage in second life

Febbraio 12, 2008

Il mondo senza la mappa è un interessantissimo volume di Federico Ferretti. Espone il pensiero di un geografo (e dell’ambiente geografico anarchico intorno a lui) che gìà mi è capitato di citare: Elisée Reclus.
Il libro in questione, infatti, tratta di una geografia anarchica che in tutto il corso dell’ottocento va delinenadosi a fianco della geografia più accademica. Se si leggono gli scritti di Reclus si scopre come il suo modo di leggere il mondo è molto attuale: parla di “rete, movimento, metissage, geografia sociale, globalità e unità del mondo, comparativismo, spessore del mondo, educazione, giustizia”. Questo riporta il libro di Ferretti.

Ho preso in mano questo libro oggi per due motivi: il primo è il post di ieri che parlava della geografia in SL. L’assenza di un Globo e quindi di una misura di unità è già cosa in qualche modo “anarchica”. In analogia con il pensiero di Reclus “…questo mondo senza carte è un mondo che si fa vedere in tutto il suo spessore, in opposizione all’approccio dell’estensione… spessore delle relazioni invisibili ma essenziali fra gli uomini e gli ambienti fisici…”. Inoltre la conoscenza dei territori che “… deve costruirsi sul duplice movimento sincronico del corpo e dello spirito“… camminare, spostarsi fisicamente nelle land per poterle conoscere. Se ne parlerà ancora.

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le nuvolette degli avatar e la serata ai Parioli

Il secondo motivo è la serata di compleanno ai Parioli diretta da Frank Koolhaas aka Mario Gerosa. Invitati a parlare erano autori dei mondi metaforici. Junikiro Jun aka Giuseppe Granieri, Bruno Echegaray, Marco Monroy aka Marco Cadioli, Isaia Carter avatar collettivo di Cristiano de Majo e Francesco Longo, Bitser Scarfiotti aka Gianluca Nicoletti.
A parte la modalità troppo “televisiva” e tutta al maschile, la serata è stata interessante perchè mostrava esempi diversi di immersione nel mondo metaforico per eccellenza, Second Life: i tre reportage presentati sono tre possibili finestre su questa seconda vita tutte condivisibili come approccio. Ma la cosa che mi interessa è questa: per conoscere SL non solo è necessario starci dentro; ci si deve camminare dentro, ci si deve muovere dentro e mettere in gioco le nostre emozioni e le nostre percezioni alla luce delle nostre conoscenze. E qui il richiamo alla geografia di Elisée Reclus è diretto.
Bitser - Nicoletti ha inoltre posto il problema della nostalgia (parola subito condivisa con Roberta Greenfield) che mi riporta alla mia domanda del post di ieri se considerare Second Life solo luogo di comunicazione o più in generale un luogo con tutti i suoi significati propri di luogo antropologico. Tra gli interventi a sorpresa dal pubblico ho apprezzato Eliver, che con competenza ha raccontato la sua esperienza di lettura collettiva del romanzo Snow Crash (l’origine dell’immaginario di Second Life).

geografia di Second Life. viaggiando sulla tavola piatta delle Land

Febbraio 11, 2008

Oggi Laura inizia il suo corso sul viaggio. Un pensiero a lei.
A tal proposito mi viene da chiedermi se esisterà mai un mal di Second Life analogo al mal d’Africa. Si formeranno delle forme di “nostalgia” verso i mondi virtuali che non siano solo frutto di vertigine compulsiva ma una vera nostalgia per quel determinato luogo, nel senso di luogo antropologico? I luoghi sono importanti, sensibili, loro e rendono sensibili noi. I luoghi contano, ma sempre in quanto luoghi abitati, fatti dal flusso continuo degli uomini, dai gesti. Specie se sono luoghi virtuali. È l’umano che mi interessa. Sebbene gli incontri non siano sempre piacevoli, possono essere anche ostici, metterti in posizione difficile, creare shock culturali. Girando per le land si incontra gente di ogni parte del mondo.

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World Map di Second Life

Ma sono poi così differenti i luoghi che si incrociano? Anche Second Life, non è luogo globalizzato? (In fin dei conti ci è nato dentro).
Il pensiero centrale è come devono e possono presentarsi (rappresentarsi e promuoversi) i territori reali al suo interno. E’ un problema legato alla nuova dimensione geografica (la neogeografia) che ormai essendosi spostata sul tema dei contenuti non solo si è virtualizzata ma ha messo indiscussione il valore geometrico sostituendolo con il discorso georefenziale.
A proposito di modelli geometrici per raccontare la geografia, e guardare la mappa che mostra il mondo Linden: il mondo in SL è piatto. Second Life non è Second World. Non è una palla. Non è una Seconda palla. (Ma non è nemmeno la Flatlandia di Abbot). Assomiglia al mondo per-colombiano.
Saranno finiti i bordi o crescerà senza limiti come le città Sim? Ho navigato talvolta senza l’uso del Search, solo in punta di mouse e “clic” sulla Map.

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World Map di Second Life

Ma non ho ancora sperimentato i bordi. Solo l’inland di Second Life. Come capita nel mondo reale, alcuni non ti danno il permesso di ingresso, la Visa. Altre volte ti invitano ad uscire entro 15 secondi.
Non ha alcuna relazione geometrico spaziale con il mondo reale, ma ne imita alcune forme di governo e di aspetto. Alla lontana mi ricorda un poco l’isola su Solaris, di Tarkovskijana memoria.

Il film era un incrocio di pensieri sulla scienza e sulla natura dell’uomo che si esprime con la capacità creativa (artistica e non solo). Nel film rivendica il valore dell’arte contro la fede assoluta della scienza: attraverso la crazione artistica l’uomo si appropria della realtà attraverso un’esperienza soggettiva. Mi sembra che come definizione finale possa essere perfetta: sono gli abitanti, con i loro progetti a dar forma ai contenuti delle Land. A fare materializzare il loro proprio pensiero in SL. Dopotutto ogni avatar si porta dietro comunque un pezzo del suo proprio mondo e tende a manifestarlo intorno a se dando forma ai desideri.

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Andrei Tarkovskij, Solaris, Mosfilm (1972)

raccontare il contemporaneo. guardare le cose

Febbraio 5, 2008

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Roadmap 2007, estate

Dopotutto l’unico modo di imparare veramente la geografia è percorrerla fisicamente, con i piedi, con gli occhi, con i sensi, oltre che sui libri o sul web. E’ quello che esortava a fare Elisée Reclus, riscoperto geografo francese dell’ottocento del quale mi occuperò poi.
Per conoscere è necessario vedere di persona. Così questa estate sono partito per farmi un’idea più precisa su alcuni temi legati al mondo contemporaneo e al suo rapporto con gli oggetti e la sua storia. Voleva esser un viaggio fatto con i sensi prima di essere un viaggio di cultura. Un viaggio di riflessione sulle cose che nel tempo ho anche io accumulato e che sono espressione di un tempo e uno spazio molto allargato.
Qui mi ricollego anche a un post scritto da Giovanni che parla di queste cose legate a noi e al nostro contemporaneo e più in generale a molte cose di Roberta.

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taccuino di viaggio 2007, estate

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taccuino di viaggio 2007, estate

La domanda di partenza era: come raccontare il mondo contemporaneo attraverso i suoi oggetti? Questo si portava dietro tante altre domande quali ad esempio come il contemporaneo guarda gli oggetti del suo passato. In particolare, le collezioni antropologiche: come contestualizzarle oggi al di fuori di una dimensione enciclopedica, scientifica, per farla rientrare in una dimensione più ampia che individua l’oggetto, chi lo ha prodotto, per quale motivo lo ha prodotto, chi lo ha “raccolto”, dove si trova ora, chi lo guarderà e a quale scopo… Ci sono considerazioni sulla natura stessa degli oggetti esposti e il loro ruolo all’interno delle società. Ad esempio, come confrontare cose simili, per soggetto, come la riproduzione di una vacca in periodo celtico o una mucca in plastica, ad esempio, della Playmobil? La prima, del 700 a.c. è frutto di una abilità manuale di una sola persona che non esiste più. E’ deperibile e insostituibile, senza un valore economico per la sua singolarità. Se la si vuole vedere dal vero si deve andare al British Museum. La seconda è il frutto del genio di tante persone organizzate all’interno di un processo produttivo. Ha un prezzo, che si può aggirare intorno a pochi euro. La si può trovare in tutti i negozi di giocattoli. Come raccontare questa caratteristica del contemporaneo? E cioè di avere costruito un nuovo modo di guardare le cose mettendo in relazione cose molto distanti tra loro ma che appartengono comunque ad una idea di “meraviglia” condivisa. Come esporre tutto questo? Di questo si occupa per primo il Musée d’Ethnologie de Neuchatel. Lavorando da tempo sul modello della Wunderkammer, ibrida la collezione storica del museo con oggetti contemporanei per cortocircuitare i sensi delle cose, per arrivare più direttamente al contenuto delle tesi esposte.
La roadmap ha poi condotto al Quai Branly di Parigi, che ha ridisposto in modo completamente rinnovato le collezioni del Musée de l’Homme presentando non più solo oggetti d’uso provenienti da un altrove ma rendendoli presenti e contemporanei come nostri oggetti del desiderio. A Marsiglia l’incontro con due modi differenti di racontare l’etnologia: il MAAOA - ossia Musée des Arts Africains, Océaniens, Améridiens - che pone l’attenzione sulle collezioni storiche Marsigliesi, e il MuCEM, la naturale evoluzione di una serie di istituzioni francesi nazionali che si occupano di raccogliere e documentare la civiltà del mediterraneo partendo dalla Francia. A chiusura di questo giro c’è stata la visione della mostra Artempo a Palazzo Fortuny. La natura temporanea della mostra e la speciale location hanno permesso di esporre con maggiore chiarezza i temi contemporanei di una museologia contemporanea che guarda gli oggetti d’arte in genere non più e solo con la gelosia della tradizione. La dimensione del collezionismo e del collezionista (Fortuny) diventano la chiave di lettura per una dimensione nella quale il tempo è artefice dell’arte.

i “luoghi sensibili degli altri” - fausto torpedine

Gennaio 20, 2008

Un messaggio semplice per una segnalazione: Fausto Torpedine, un blogger intelligente, sensibile e creativo.  

mash-up geografico, non fiction e storyteller - visioni periferiche 002

Gennaio 10, 2008

Il titolo sembra una bestemmia ma in italiano suonerebbe molto differente e distante dal significato. Questo per introdurre il tema.
Ci sono alcuni pensieri da verificare che ruotano intorno a questa palla e alla sua descrizione, la geografia, oggi neo.

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Alcuni pensieri: la geografia a nuvole (tag-geography o neogeography 2.0) permette all’utente del sistema di aggiungere le sue informazioni, diventando autore, storyteller. Anche io l’ho fatto: ho la mia pagina in Panoramio e lì ho messo le mie foto. Una scelta tra tante. Inizialmente era un gioco, poi ho capito che poteva essere un progetto (ogni progetto è un gioco per chi lo governa). Ad esempio il mio progetto su Google Earth ibridato con Panoramio (mash-up) è stato quello di collocare sulla grande mappa-satellitare le foto dei luoghi (edifici, spazi) attualmente “politicamente scorretti” e comunque non più in regola con il pensiero dominante: l’hotel Rossja di Mosca (oggi demolito per lasciare posto ad un enorme intervento immobiliare nel centro di Mosca), ciò che restava della Sovietische Architektur a Dresda ecc… Quelle immagini dei luoghi restano sulla carta come memoria visuale e raccontano le storie periferiche di quei luoghi. Questa outsider-geography si fa portatrice di racconti marginali, abbandonati, poco importanti per la contemporaneità dominante ma che comunque sono sempre parte della storia dei luoghi.

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Dresden, edificio degli anni 70 in stile sovietico. Al tempo della foto era già abbandonato ed esponeva alla sua base i progetti dell’edificio che lo sostituirà.

Ball of being, da Beautiful world Mieke Gerritzen

fiction is dead, non-fiction replaces fiction - visioni periferiche 001

Gennaio 10, 2008

Lo stesso blog nel quale scrivo ne è una testimonianza: la fiction è stata sostituita dal racconto della realtà. Memorie, biografie, diari e racconti di vita riempiono le pagine del digitale. Il digitale stesso più abitato, second life, talvolta ne è uno specchio.
Anche io da tempo raccolgo storie legate all’abitare i luoghi. Faccio collezione di questi racconti anche a fini didattici: in un’epoca nella quale si è dichiarata la fine delle grandi narrazioni, come tanti, raccolgo storie, eventi fatti particolari apparentemente senza senso e senza una funzione. Tutti parlano di luoghi, spazi ed architetture. Non dicono questi racconti come si deve progettare una città o come ci si deve vivere, o ancora come si deve disegnare una architettura. Per me che li raccolgo, quanto meno servono per capire cosa sono le città e gli edifici in realtà, ancora meglio cosa significa abitarci dentro e intorno. E’ un modo distratto di guardare ai luoghi. Solo così, distrattamente, se ne capiscono i veri contenuti e ci si distrae dai problemi della forma.
Apro con questo post un altro argomento: visioni periferiche.

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Roadside america: Quartzsite; una città che conta all’anno 2 milioni di “abitanti” in movimento.

ogni città riceve la sua forma dal deserto a cui si oppone

Gennaio 9, 2008

Ho messo come titolo questa parte di testo di Italo Calvino dalle Città Invisibili (pag. 8 nell’edizione Einaudi, testo di riferimento: edizione 1972), perchè leggendo il post di Roberta sull’incontro di Piero avvenuto ieri mattina a Pesaro mi frullava per la testa un pensiero: che il deserto, quello metaforico e geografico forse è proprio quella città, Dubai. Proprio perchè vi può accadere di tutto.

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All’università ricordo che mi insegnavano che l’architettura era tutto tranne il puro deserto (in memoria di John Ruskin). Uno cresce con l’idea che i deserti sono vuoti poi vede un film come Fata morgana o Apocalisse nel deserto di Werner Herzog, oppure sfoglia il catalogo Desert America, per rendersi conto di un paradosso o meglio che è proprio quello il territorio del paradosso:”in un paesaggio dove nulla ufficlalmente esiste (altrimenti non sarebbe deserto) nulla potrebbe essere pensabile e potrebbe accadervi” (fin qui avrebbe detto Reyner Banham)… ed invece vi accade proprio di tutto.

Immagine sopra: una vecchia cartografia da foto aerea zenitale della Repubblica Islamica della Mauritania, Parigi, Istituto Geografico Nazionale. Da Traveses/19 Le desert. Edito a Centre George Pompidou. Revue trimestrelle du Centre de Creation Industrielle, June 1980