Archivio per il 'corpo'Categoria

affresco del digitale. teletrasporto delle emozioni. cartolina dal mio desktop 001

Marzo 4, 2008

Breve riflessionelarica-04-03-08.jpgStamattina al Laricacorso di Giovanni Boccia Artieri presso la Facoltà di Sociologia di Urbino c’è Giuseppe Granieri che parla all’interno del corso di Giovanni. Io lo sto ascoltando in streaming, grazie al lavoro di Fabio, ma contemporaneamente ricevo mail per lavoro ricevo telefonate, ricevo Istant Message … Beh tutto questo non è solo il mondo delle informazioni, ma c’e qualcosa di noi che travasa - si teletrasporta - da una parte all’altra, anche le nostre emozioni. Lo schermo del mio pc diventa quindi la mappa di come mi sto distribuendo sul pianeta (e non solo di come sto guardando). Il mio desktop è allora come la “faccia della Terra” (del pianeta permeato di me) e la sua immagine cosmica mi appare come qualcosa di specifico e unico e di irripetibile, come un affresco del (mio) digitale.

corpo interattivo. corpo scritto. corpo virtuale. corpo che parla… e fa parlare

Febbraio 8, 2008

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Stuttgart, 1926. Relief halftone. National Library of Medicine. Disegno di Fritz Kahn (1888-196 8)

Ha ragione Laura, quando sulle pagine del suo blog scrive della convergenza di attenzioni sul corpo sotto più punti di vista. Vorrei richiamare anche un post di Fausto Torpedine, che apparentemente non c’entra, ma quando dice che ogni bambino nuovo che nasce dovrebbe venire fornito di un taccuino, non riesco a non pensare a quel taccuino come fosse la sua pelle che registra memorie di ciò che gli accade intorno.
Fausto Torpedine nella vita scrive e su quel taccuino vuole lasciare tracce da leggere.
Laura vede il corpo come una antenna, uno schermo, trasmittente e ricevenete allo stesso tempo che “media” l’immaginario e tiene unito, con i suoi invisibili fili, il mondo.Personalmente vedo il corpo come quel “territorio” di noi stessi che non può essere dato a prescindere, nella vita reale e nelle vite virtuali: se noi siamo è merito suo. Anche nel più completo autismo il corpo è il luogo geometrico, psichico, amministrativo, letterario, biologico, fisiologico e reclama desideri ed è effetto di piaceri. Mai e poi mai ce lo toglieremo di dosso (senza pena). Il corpo, deformato o virtuale, è sempre lì a provocare qualcosa.
Quando se ne parla esplicitamente, nella letteratura, a teatro come in second life, quando compare la parola corpo è sempre per portare scandalo. La lingua batte dove il dente duole. Quando si mostra, si esibisce, ostenta le sue parti, e anche quando viene sottoposto a censura, è sempre per provocare: il corpo parla per far parlare.

il colpo d’occhio del cieco. ascoltando sotto la pioggia. John. M. Hull. soundscape 001

Febbraio 8, 2008

“Penso che questa esperienza di aprire la porta su un giardino bagnato dalla pioggia sia molto simile a quella che fa chi è dotato della vista quando scosta le tende di una finestra e scorge il mondo all’esterno”.
John. M. Hull, Il dono oscuro, nel mondo di chi non vede, Garzanti, 1991

Oggi è un giorno pieno di sole. Dopotutto è un fatto anche visivo: il cielo azzurro e il caldo colore della luce mi piace. Nel gioco dei rimandi e dei ricordi mi torna in mente uno scritto di John M. Hull. Ne ho parlato ultimamente con Fernando e Maurizio. Racconta, in qualche modo, di come una certa intensità di pioggia può sostituire quello che per chi vede è il “colpo d’occhio”.
Non taglio il testo: ho costruito un sentiero veloce con i grassetti colorati si possono cogliere (a colpo d’occhio) i passaggi fondamentali.

“9 settembre 1983. Questa sera alle nove stavo per uscire di casa. Ho aperto la porta e stava piovendo.
Sono rimasto lì fuori in piedi per qualche minuto, come ipnotizzato dalla bellezza della pioggia.
La pioggia ha un modo tutto suo di dare risalto ai contorni e di elargire una nota di colore a cose che fino a un attimo prima erano invisibili; invece di un mondo intermittente, e quindi frammentario, le gocce incessanti della pioggia creano una esperienza acustica senza soluzione di continuità.

Dopotutto percepire il mondo all’interno di una dimensione aptica, tattile, affiancando il senso del movimento e della propriocezione (sentire il prorpio corpo) è una modalità “intermittente”. Il “suono” della pioggia invece si fa “visione”.

“Sento la pioggia che batte sul tetto sopra di me, la sento che gocciola giù per il muro alla mia destra e alla mia sinistra, la sento che scende a torrente dalla grondaia poco lontana, al li vello del terreno; più in là, sempre a sinistra, si apre un sentiero di suoni più ovattati poiché la pioggia cade quasi silenziosamente sul fogliame dei cespugli. A destra invece è battente, con un suono più fondo e ritmico sul terreno coperto d’erba. Tanto che riesco perfino a seguire i contorni del prato, che a destra sale a formare un piccolo rilievo: lì i suoni della pioggia sono differenti, tanto da delineare per me il contorno del rilievo. Ancora a destra, ma un po’ più lontano, sento la pioggia che risuona sulla siepe che divide la nostra proprietà da quella dei vicini. Davanti a me, i contorni del vialetto e i gradini sono cesellati con precisione fino al cancello che si apre più in fondo.Qui la pioggia cade sulla pietra, là invece cade a spruzzo nelle pozze d’acqua che si sono già formate. Ogni tanto c’è una cascatella, là dove la pioggia cade saltando da un gradino all’altro. Sul vialetto il suono è tutt’altra cosa rispetto al tamburellare della pioggia sul prato a destra, ma è diverso anche dalla cadenza ovattata dei suoni grevi e molli che vengono dai cespugli sulla sinistra.In lontananza i suoni sono meno differenziati. (…) In realtà tutta la scena si presenta in modo molto più differenziato di quanto non sia riuscito a descrivere, perché ovunque i contorni delle cose hanno brevi arresti, ostruzioni e proiezioni, là dove una piccola interruzione o una differenza nel tessuto degli echi aggiunge un dettaglio in più o una dimensione nuova alla scena. E tutto intorno si stende, come una luce diffusa su di un paesaggio, il tamburellare di fondo della pioggia, racchiuso nel velo di un unico mormorio uniforme. (…)

“Di solito quando apro la porta di casa ci sono rumori diversi e intermittenti, diffusi e dispersi entro un nulla uniforme.
So che al prossimo passo incontrerò il sentiero, e che a destra la punta della mia scarpa sfiorerà il prato. Percorrendo il sentiero la mia testa verrà appena sfiorata dalle fronde degli alberi i cui rami pendono bassi sulla sinistra, dopodiché arriverò ai gradini, al cancello, e infine al vialetto, che oltrepassando il canale di scolo, immette sulla strada asfaltata. So che ci sono tutte queste cose, ma lo so perché ne ho la memoria. Esse non mi forniscono nessun segnale evidente della loro presenza e io le conosco unicamente sotto forma di anticipazione certa. Il loro modo di essere sarà determinato unicamente da ciò che sperimenterò io stesso nel giro di pochi secondi. La pioggia invece dispiega in tutta la sua pienezza e simultaneità questo scenario, non più soltanto ricordo o anticipazione, ma presenza viva e attuale. La pioggia restituisce il senso della prospettiva e dei rapporti reciproci tra una parte e l’altra del mondo. Se solo la pioggia potesse cadere in una stanza, avrei modo di capire quale sia la posizione degli oggetti che essa racchiude e saprei darle un senso di pienezza invece di essere semplicemente lì dentro, seduto su una sedia. Questa è un’esperienza di straordinaria bellezza. Mi sento come se il mondo, fino a quel momento velato, si dischiudesse improvvisamente al mio tocco. Ho la sensazione che la pioggia sia generosa e che mi elargisca un dono, il dono del mondo esterno.

Non sono più isolato, preoccupato dai miei pensieri, concentrato su ciò che dovrò fare tra poco.Non mi devo più preoccupare di dove sarà il mio corpo e di quello che incontrerà, ma mi trovo davanti a una interezza, a un mondo che mi parla. Ho colto davvero il motivo per cui tutto questo è così bello? Quando la realtà che si presenta alla conoscenza è in se stessa varia, complessa e armoniosa, anche la conoscenza di quella realtà acquista le stesse caratteristiche. Mi sento riempire interiormente da una sensazione di varietà, di complessità e di armonia e questo tipo di conoscenza è bello perché crea in me lospecchio di ciò che alla conoscenza si offre. Mentre sto in ascolto, sono io stesso l’immagine della pioggia, divento tutt’uno con essa.

bellezza con un colpo di clic. arte e bellezza in second life

Febbraio 3, 2008

“Il mio scopo non è quello di creare la bellezza ma la normalità”
Dai. M. Davies, Chirurgo estetico, Londra
(citazione tratta da Chirurgia estetica, a cura di Angelika Taschen, Taschen, 2006)

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Asian Lednev con l’ Herpes Zoster (Varicella)

Ebbene, dopo tanti scritti e pensieri sul corpo eccolo puntuale che il MIO corpo si palesa in una forma, direi, infantile: la varicella.
Questo mi fa pensare molte cose: intanto un pensiero al mio sistema immunitario che purtroppo non ha un upgrade digitale (altre forme più complesse dovrò adottare; ben più complesse e lente).
Il secondo pensiero va al social park: in un momento in cui la mia immagine è sfigurata dalle “mille mille mille bolle… rosa” penso a quanta fatica ed energia si spende per curare il proprio corpo e alla facilità nell’apparire belli in SL.
Il solito gioco retorico che funziona sempre: un mondo nel quale si è tutti belli, tutto diventa normale (che poi è quello che suggerisce nell’incipit il chirurgo estetico).
Cambiamo prospettiva: se l’essere “diversamente” (non importa cosa) fosse proprio la base di partenza per ridisegnare tutto (second life) in una nuova, originale e personale chiave creativa piuttosto che ricalcare le modalità di RL (nota formula che tutti declamano ma in pochissimi casi ho visto applicare)?
Alla fine ci ricadono quasi tutti gli artisti, se non nella forma nel ruolo stesso di artista, nel suo statuto (qui mi rifersico anche ad un post di Laura). Second life propone un vero cambio di attitudine verso le cose tutto da raccogliere.

inside the body e nanorobot. fantastic voyage 002

Febbraio 2, 2008

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Immagine tratta dal video pubblicato da Discover.

Un giorno dopo che scrivevo il post sul Fantastic voyage dentro il corpo, scopro oggi che la rivista Discover pubblicava un articolo sulle nanotecnologie applicate alla cura del corpo umano: l’articolo parla della ricerca degli scienziato Coreani che, analogamente a quanto si sta cercando in molti laboratori sparsi nel mondo, hanno sperimentato un modello di microrobot capace di immergersi nel nostro sistema sanguigno per trasportare medicinali e per risolvere problemi di ostruzioni del flusso. Il microrobot, composto da muscoli presi dalle pareti cardiache di un ratto, viene pilotato dall’esterno via WiFi. Certo, mi viene da pensare, il nostro corpo diventa spazio per uno strano zoo in miniatura: valvole cardiache suine, nanorobot salvavita dalla forma di granchi funzionanti con muscoli di topo… E’ come una nuova “arca” che trasporta l’intelligenza che la natura ha prodotto per la sopravvivenza delle varie specie animali.