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asian lednev. re-design di un avatar: un newkit per un newbie

Aprile 5, 2008

NewKit Asian Lednev © Fabio Fornasari

Il 18 marzo 2008 l’avatar che fa le veci del mio corpo in second life ha compiuto un anno. Ho pensato fosse tempo di cambiare aspetto. Aspetto e qualcosa di più. Come mi diceva di se Donataello Saunders, aka Thomas Galli, ero rimasto “come Linden mi aveva creato”; l’ho fatto di restare così, con uno scopo preciso: confondermi tra la folla. Ogni avatar è un progetto, ne sono convinto, e ha uno scopo all’interno della rete. Il mio era quello di osservare senza essere troppo osservato, senza troppo “spostare”. Poi, come spesso capita, lo sguardo si sposta sull’osservatore stesso (auto-osservazione) e questo introduce al cambiamento.
Quindi l’aspetto Newbie (newb, noob, nab, nabbo nub, nib o n00b o niubbo) ha terminato il suo scopo e ho deciso di rivedere il mio aspetto generale, anche in relazione alla sim dove ho “fatto home”: Post Utopia della quale già ho parlato qui e qui.

Morale: disegnare l’avatar (ri-disegnarlo) non è solo come cambiare look ma è cambiare il proprio atteggiamento verso lo spazio della rete. Rivedere un progetto, modificare il proprio avatar, significa cambiare attitudine verso il mondo nel quale si risiede, si opera, con tutte le sue implicazioni.
Leggedo qui e qui si capisce che questa piattaforma - Second Life - è sempre più uno “spazio di lavoro” e il significato della parola ludico assume valori differenti. E’ passato ormai il tempo del “fa notizia” per lasciare il posto a “si fanno cose”.
Anche per questo motivo era giunto il tempo di “volgere una nuova faccia” al mondo di Sl e al tempo tascorso al suo interno.

scatole piene di voci. ascoltare le emozioni degli altri. Castello Ursino site specific

Gennaio 25, 2008

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Hoelle, al buio, mentre racconta l’emozione di scoprire lo spazio del Castello Ursino. Hoelle è una amica non vedente.

Cosa strana cercare dei file per lavoro e cadere in una radice dimenticata da tempo e, passata di tecnologia in tecnologia, nel mio ultimo hard drive. Da almeno 10 anni con Maurizio e Fernando facciamo lavori, pensiamo e sperimentiamo progetti su temi del non visivo, cioè su tutte quelle arti che non si preoccupano di mostrarsi necessariamente con i sistemi visuali.
Lì sta anche l’origine di questi “luoghi sensibili”. La foto che si mostra in apertura l’ho scattata pressochè al buio mentre Hoelle gira per una sala del castello Ursino di Catania. Era il dicembre del 2000 e faceva caldo, a Catania. Otello e i suoi collaboratori avevano organizzato un incontro ( Al buio ) dove abbiamo sentito cose interessanti. In quei giorni ho registrato numerose persone non vedenti che, liberamente e in solitudine, descrivevano lo stesso spazio a loro non ancora noto. Ricordo sola ora di avere quei nastri pieni di racconti di spazi e di emozioni che risuonano di quegli ambienti secolari. Al tempo, avevo realizzato cartoline sonore che contenevano il racconto di questi spazi. Non c’erano gli mp3, i racconti si ascoltavano avvicinando l’orecchio al muro dove dei piccoli auricolari diffondevano le voci dei narratori. Oppure con le cuffie e il Walkman si poteva ripercorrere la traccia di parole cercando nello spazio, al buio, le stesse evidenze descritte dal “testimone oculare” narrante. La risonanza era intesa come risentirsi nelle parole e nei movimenti degli altri.

il silenzio non esiste. i “luoghi sensibili” degli altri - immersioni nel suono 003

Gennaio 19, 2008

D.C. (Daniel Charles) - Lei integra ai suoni della musica i suoni della gente che tossisce…
J.C. (John Cage) - Vale a dire ciò che gli altri chiamano “silenzi”. Scambio i suoni e i silenzi
John Cage, Per gli uccelli, Conversazioni con Daniel Charles, multhipla edizione, 1977

Il silenzio non esiste, qualcosa accade sempre. Questo perchè se possiamo chiudere gli occhi e possiamo tapparci il naso, le “orecchie” (l’apparato auricolare) sono “sempre in ascolto”: male che vada ascoltano il ritmo che ci accompagnerà ogni istante a 70 battiti al minuto e i vortici del respiro (per la verità anche il buio non esiste ad occhi chiusi ma le semplificazioni aiutano talvolta a spiegarsi).Ve lo garantisco. Quando ho subito un trauma cranico il mio udito è stato compromesso definitivamente. Da allora ho un acufene: un ronzio che si “aggiunge” (si sovrappone) ad ogni cosa che ascolto come una firma sonora che mi dice sempre che comunque io che ascolto, sono sempre io. Ho così sviluppato una percezione individuale e personale verso il mondo dei sensi e delle sensibilità comprendendo a 13 anni che percepire è un insieme di “soggettivo” che si sovrappone a qualcosa di “oggettivo”. Alfred Tomatis, autorità assoluta in materia, ha speso tutta la sua vita nella ricerca e nella definizione di un modo corretto di ascoltare, per correggere questa componente soggettiva che influisce nel rapporto con l’ambiente e gli altri. Con il mio tempo, ho capito che la componente “oggettiva” era relativa ad una parte simbolica legata all’ascolto.Nel suo volume La musica e l’ineffabile, Vladimir Jankélévitch apre il testo con una semplice frase: “la musica agisce sull’uomo, sul suo sistema nervoso e persino nelle sue funzione vitali. (…) Con un’irruzione possente la musica s’insedia nel nostro intimo e sembra vi elegga domicilio. Sicchè l’uomo che viene a essere abitato e posseduto da questo intruso (…) si trasforma completamente in una corda vibrante (…) e freme follemenete sotto l’archetto dello strumentista. (…) perciò ha qualcosa della magia più che della scienza dimostrativa.” (Nota di chi scrive: i grassetti sono miei).Per questo motivo questo post di oggi si limita a rimandare ad alcuni siti di artisti che lavorano su questo universo di suoni, fatto di rumori, musiche e testi sull’argomento. Una sola notazione: non si può parlare di suoni, spazi, ambienti eculture senza citare alcuni testi:il grandissimo R. Murray Schafer de Il paesaggio sonoro (edizione Ricoordi, 1985), il maestro Michel Chion dell’Audiovisione (Lindau, 1999), l’etnologa Tullia Magrini degli Universi sonori (Einaudi, 2002), l’eclettico David Toop dell’Oceano di suono (Costa & Nolan, 1995)…;L’elenco è rigorosamente in ordine alfabetico e non di importanza. Inoltre non è esaustivo. Nei giorni la lista, sia dei libri che dei siti, si allungherà. Salvo qualche rara eccezione sono tutti link da ascoltare. Ho scelto di “agganciare” siti personali dove leggere e ascoltare il progetto completo di ogni singolo autore; ho omesso gli innumerevoli siti di festival e riviste sul tema del paesaggio sonoro e delle musiche di ricerca più in generale.Elenco aperto, aggiornato al 03 febbraio 2008 ore 11.30:

° Aphex Twin;
° Alexander Balanescu;
° Luigi Berardi;
° Isabella Bordoni;
° Uri Caine;
° Michel Chion;
° Franco Fabbri;
° Bill Fontana;
° Giardini pensili;
° Rupert Huber;
° Lost Cloud Quartet;
° David Monacchi;
° Piero Mottola;
° Alva Noto;
° Pan Sonic;
° Stephen Vitiello;

Una eccezione (per l’importanza del materiale e la completezza del progetto) un “baule” pieno di suoni:° U B U W E B: (in ordine sparso) John Cage, Meredith Monk, Marcel Duchamp, F.T. Marinetti, Momus, Stephen Vitiello, Yoshi Wada, George Maciunas, Vladimir Majakowsky, William Burroughs, Fluxus Anthology, Pandit Pran Nath … eccetera … eccetera …

john cage is everywhere - album di famiglia 001

Gennaio 17, 2008

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Istruzioni: per sfogliare l’album tocca i pallini sensibili

arthroPods - concentrarsi per evadere

Gennaio 9, 2008

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Arthropods, New Design Future
E’ il titolo di un libro del 1971 che vedeva molto avanti: che cioè il design futuro avrebbe disegnato dei Pod che avrebbero cambiato il nostro rapporto con l’ambiente circostante.
Questo progetto-libro di Jim Burns mi è tornato in mente leggendo un post di Fabio dell’11 dicembre scorso: La comunicazione in testa. Riporto queste battute dal post: “Il mondo esterno diventa silenzioso (o molto meno rumoroso) e ci si può spostare nell’ambiente in una condizione di isolamento acustico.
Il nostro spazio privato portatile si muove con noi come una bolla che ci racchiude all’interno di uno spazio pubblico…
Noi e la nostra colonna sonora personale.”

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Haus Ruecker Co, Mind Expander, 1967

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Haus Ruecker Co, Environment transformer, 1968

Archigram, Coop Himmelblau, Haus Ruecker Co, e altri gruppi di artisti e architetti progettano oggetti che sono pensati per produrre evasioni dal paesaggio urbano: sono progetti creativi che usano le sensorialità e il valore simbolico dello spazio e delle cose per creare effetti di straniamento e per mettere in crisi la stessa idea di permanenza dello spazio urbano, la sua staticità e la sua temporalità, in altri termini i cardini della tradizionale architettura statica.
Sono tentativi di rifugi per costruire nuovi territori e nuovi paesaggi di relazione con lo spazio urbano; sono progetti che in generale dovrebbero essere lo scheletro per cambiare e rinnovare la percezione dell’ambiente esterno.

io l’ho fatto, fatelo anche voi!

Gennaio 3, 2008

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