Archivio per Dicembre, 2008

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Dicembre 30, 2008

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Tra pochi giorni chiude la mostra fiorentina ormai celeberrima: Rinascimento Virtuale, desiderata, pensata e curata da Mario Gerosa.
Sono ormai i tempi dei saluti, delle cartoline ricordo. Qui sopra posto una serie di immagini panoramiche della mostra, per lasciare una traccia e per mostrarla a chi non è ancora andato o a chi non andrà. Nel bene e nel male è già parte di una storia di Second Life e non solo per quella italiana. Si è scritto già tanto su questa mostra; la pubblicazione della mia intervista da avatar sull’allestimento, che trovate qui e qui, mi ha suggerito questo post.
I nomi degli artisti esposti sono quelli noti (Moya, Solkide Auer, Shellina Winkler, GiugiogiaAuer… ecc dei quali si vedono le opere nelle foto assieme a quelle di altri) e li abbiamo rivisti anche ad Arena, merito di Roxelo Babenco e Arco Rosca. Ricordo anche chi è entrato all’ultimo momento come Biancaluce Robbiani con la moleskine e la sua intervistata su Grazia. Un personale ringraziamento a Marco Manray che ha reso omaggio a RV nell’allestimento della mostra per Arena, citandone le tende e la moleskine.
Per tutti gli artisti che hanno partecipato rimando ai precedenti post di questo blog:
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Harold Pinter (1930-2008). silence/silenzio

Dicembre 27, 2008

Harold Pinter (1930-2008)

Elenco di alcuni dei suoi personaggi che ci lascia dentro ai dialoghi delle sue opere, intervallati dal silenzio che parlava più di ogni altra cosa dell’impossibilità del linguaggio di comunicare. Personaggi che abitavano ambienti claustrofobici -stanze, sottoscala, salotti – in un senso incombente di minaccia e di oppressione, immersi nel motivo di questo silenzio che diventa più significativo del dialogo:

Ellen: a girl in her twenties
Rumsey: a man of forthy
Bates: a man in his middle fhirties
Silence, 1969

silence/silenzio

Nicolas un uomo tra i 40 e i 50 anni
Victor, un uomo di 30 anni
Gila, una donna di 30 anni
Nicky, un bambino di 7 anni
One for the road, 1984

silence/silenzio

Man
Monologue, 1979

silence/silenzio

Mick, un uomo di quasi trent’anni
Aston, un uomo di poco più di trent’anni
Davies, un vecchio
The caretaker, 1960

silence/silenzio

Harry, un quarantenne
James, un trentene
Stella, una trentenne
Bill, un ventottenne
The collection, 1961

silence/silenzio

Duff, un cinquantenne
Beth, una donna sui quarant’anni
Landscape, 1969

silence/silenzio

Deborah
Hornby
Pauline
A kind of Alaska, 1973

silence/silenzio

Centralinista
Tassista
Victoria Station, 1982

silence/silenzio

Mac
Mac,1968

silence/silenzio

Voce 1, un giovane
Voce 2, una donna
Voce 3, un uomo
Family voices, 1982

silence/silenzio

Devlin, un uomo sui quarant’anni
Rebecca, una donna sui quarant’anni
Ashes to ashes, 1996

silence/silenzio

Andy, un uomo sulla cinquantina
Bel, una donna di cinquant’anni
Jake, yn uomo di ventotto
Fred, un uomo di ventisette anni
Maria, una donna di cinquant’anni
Ralph, un uomo sulla cinquantina
Bridget, una ragazza di sedici anni
Moonlight, 1993

silence/silenzio

Max, a man of seventy
Lenny, a man in his early thirties
Sam, a man of sixty-three
Joey, a man in his middle twnties
Teddy, a man in his middle thirties
Ruth, a woman in early thirties
The homecoming 1965

silence/silenzio

Disson
Wendy
Diana
Willy
Disley
Lois
Father
Mother
Tom
John
Tea party

silence/silenzio

Stott
Jane
Low
The basement, 1967

silence/silenzio

Man
Woman
Night, 1964

silence/silenzio

A
B
That’s your trouble, 1964

silence/silenzio

Mrs A
Mrs B
That’s all, 1964

silence/silenzio

Piffs
Lamb
Applicant, 1964

silence/silenzio

Interviewer
Jakes
Interview, 1964

silence/silenzio

1stMan
2ndMan
Woman
Dialogue for three, 1964

silence/silenzio

I

Nobel Lecture:

no frills. senza fronzoli. racconto di natale

Dicembre 27, 2008

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Racconto di Natale.
Mi piace pensare che la guardia del WWF, su questa costruzione, non abbia solo fissato una regola per non disturbare gli animali, ma abbia dato una istruzione musicale. Dopotutto molta musica contemporanea si definisce per avere una partitura che consiste solamente nelle istruzioni necessarie per l’esecuzione, senza note. Poi, dimenticate le istruzioni, arriva l’ambiente intorno a noi… il canto degli uccelli.

esperienza di sonificazione. Harmonices mundi

Dicembre 24, 2008

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Il lavoro che ha presentato Carlo Cialdo Capelli non è un progetto musicale nel senso tradizionale del termine, non è una installazione sonora e non è nemmeno una sonorizzazione di uno spazio: si tratta di un progetto di sonificazione. Si tratta cioè di una traduzione in musica, meglio dire in suoni, di un fenomeno fisico naturale o matematico. La sonificazione riguarda la costruzione di grafici sonori anzichè visuali: si può sonificare l’andamento della borsa come qualsiasi altro fenomeno misurabile. In questo caso Cialdo Capelli ci offre una esperienza di sonificazione partendo dalla traduzione della rotazione di sei pianeti intorno al sole, delle loro orbite, in sei armoniche della durata precisa delle orbite stesse. Questo lavoro che ricordiamo porta il titolo Harmonices Mundi è ripreso da Cialdo Capelli partendo dall’opera scientifica di Johannes Kepler pubblicato a Linz, nel 1619. Essa contiene la prima formulazione della terza legge di Kepler, che mette in relazione i periodi di rivoluzione dei pianeti con le loro distanze dal Sole: i quadrati dei periodi di rivoluzione sono proporzionali ai cubi dei semiassi maggiori delle orbite. L’opera contiene inoltre importanti contributi di geometria. I sei pianeti (Mercurio, Venere, Terra, Marte, Giove e Saturno) sono quelli visibili ad occhio umano che al tempo lo stesso Kepler poteva distinguere nel firmamento. L’esperienza musicale completa, da un rapido calcolo, durerebbe 114 anni circa: è il tempo che dovrebbe passare per permettere ai sei suoni ciclici, alle sei orbite sonore, di riallinearsi sul punto di partenza. La sonificazione di Carlo Cialdo Capelli ne offre 30 minuti primi ed è ascoltabile presso il MAMbo fino al 6 gennaio 2009 alle ore 11.30 e alle pre 15.30 (ingresso libero).

il planetario sonoro di Carlo Cialdo Capelli. Cmv004

Dicembre 23, 2008

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Sopra: locandina Carlo Cialdo Capelli

Testo accessibile:
MAMbo, Carlo Cialdo Capelli
Martedì 23 Dicembre ore 18.30

Harmonices mundi
Il suono continuo è un suono che riempie completamente lo spazio acustico e non lascia più posto al pensiero, poiché il nostro spazio interiore agisce nello stesso spazio acustico del mondo esteriore. Tolti di mezzo i pensieri, il suono parla direttamente all’inconscio, e navigare nel mare dell’ascolto può diventare un’esperienza mistica come se recitassimo noi stessi una preghiera o un mantra.

Materiali a seguire: testo della serata dalla presentazione di Carlo Cialdo Capelli.

La struttura dell’installazione
L’installazione (nella sua forma più semplice) è una sonificazione del movimento dei sei pianeti conosciuti da Keplero (Mercurio, Venere, Terra Marte, Giove, Saturno), i soli pianeti che si possono vedere a occhio nudo.
La costruzione della sonificazione parte dai frammenti musicali che Keplero aveva scritto associando alle note musicali, la velocità orbitale di ciascun pianeta nel corso della sua orbita.

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Su questa base ho costruito un brano musicale mettendo in relazione i frammenti musicali con la durata reale delle orbite dei pianeti. Ne è scaturito un brano della durata di circa 32 minuti (durata dell’orbita di Saturno). Le melodie dei pianeti si muovono attraverso quattro altoparlanti, a simulare le orbite

Carlo Cialdo Capelli 2008

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Immagine dal programma di sala: raffigurazione tattile delle orbite

Il testo di Keplero:

Da “Harmonices Mundi“ (J. Kepler – Libro V capitolo X)
Dalla musica celeste all’uomo in ascolto; dai sei pianeti che girano generando armonia, al Sole, immobile al suo posto.
Quali occhi o istinto possono vedere o percepire il moto dei pianeti, emissioni di armonia tanto desiderabili che non solo si diffondono dal Sole in ogni parte del mondo, così come la vita si propaga dal cuore, ma che a loro volta si riuniscono nel Sole da ogni parte del mondo.
Abbandonandosi al soavissimo coro dei pianeti si potrebbe così sognare che nel Sole abita l’intelletto semplice, il fuoco intellettuale fonte di ogni armonia e proporzione e di poterne prenderne il posto al centro di tutte le orbite.
Tempi strani e meravigliosi questi, in cui grandi trasformazioni mutano la nostra visione della natura delle cose, e tuttavia, solo la nostra visione si espande e si altera, non le cose in sé. Ma qui, al posto del Sole, davanti a tanto spettacolo interrompo volutamente ogni speculazione esclamando: Grande è il Signore Nostro, lodatelo voi o armonie dei cieli. A Lui la lode, l’onore e la gloria.







il dispositivo musicale di Salvatore Sciarrino: i “suoni massa”. Cmv004

Dicembre 20, 2008



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Immagine: il flusso, l’onda dei sassofonisti e un solista dei Lost CLoud Quartet


La nostra esperienza del mondo, della sua dimensione sociale, è un’esperienza sonora. VIviamo oceani di suoni prodotti dall’ambiente naturale e dall’ambiente artificiale. I suoni ci accadono addosso e li subiamo.
Con le sue composizioni per grandi masse di suono come quella presentata al MAMbo per le Collezioni mai viste, Salvatore Sciarrino ci mette a confronto con un dispositivo musicale che ci mostra e illumina su questa dimensione sonora-sociale, con quelli che lui chiama suoni massa. Ci apre gli “occhi” sulla dimensione sonora del nostro ambiente, del mondo che ci circonda costruendo per analogia una natura sonora che non è definibile: “cosa è il suono della pioggia? Cosa è il suono del mercato?”. Nell’esperienza di due giorni passati a sentire le prove, i ragionamenti e le indicazioni per gli strumentisti ciò che esce è l’immagine di un “dispositivo” che ci mostra le connessioni tra il muoversi di un gruppo (i centoventi sassofoni) e la continuità sonora che si viene a creare. Il titolo stesso del lavoro ce lo mostra: come dice lui stesso, avrebbe dovuto essere “il suono cammina sui piedi”, ma averlo cambiato nella forma-concetto “La bocca, i piedi, il suono” è la scoperta di un dispositivo; nel momento in cui si coglie la dimensione di suono massa che cammina, nell’insieme del corpo con lo strumento, si è entrati a far parte del flusso sonoro come si entra a far parte di una collettività. Ci rispecchiamo perfettamente in questo flusso di persone nel senso del formarsi del flusso di suoni. I “suoni massa” sono collezioni di suoni singoli che vengono percepiti come flusso; sono distinti singolarmente solo quando passano a fianco di noi nella persona del singolo musicista, disposto all’interno della fiumana del gruppo. Esattamente come i suoni che ci circondano nella città o altrove. I suoni sono sempre presenti solo lo sviluppo di una particolare attenzione li può mostrare come delle sorprese.
Nel frattempo il Lost CLoud Quartet costruisce lo spazio con dettagli sonori; suoni che delimitano lo spazio e lo fanno muovere a circolo; ne delimitano l’esperienza in questo rimando tra superficie e profondità dell’ascolto, in questo essere ascoltatori e allo stesso tempo fonte di suoni, con il nostro silenzio, a nostra volta. Un modo contemporaneo non solo di intendere la musica ma anche la natura, dove il limite tra elemento artificiale e naturale si dissolve in una idea precisa di composizione artistica fondata su un principio di continuità.
Se ne può leggere un resoconto anche nel blog diLaura Gemini.

i suoni sono pronti per camminare

Dicembre 17, 2008

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la postazione di un solista. sullo sfondo l’opera praticabile semovente di Massimo Bartolini raffigurante lo spartito di “Impression” di John Coltrane

E’ ormai tutto pronto. Lo spazio del museo non sarà più solo volumetria pura allestita con opere ma diventerà un luogo sensibile dove i suoni racconteranno e abiteranno lo spazio. E noi con loro. Le serate che abbiamo proposto, hanno questa particolarità: non sono semplici letture, proiezioni, relazioni o concerti, ma momenti nei quali si vuole innanzitutto perdere la prima delle certezze (per chi vede): quella visiva. Senza dover fare buio. Semplicemente lavorando su altri piani, concettuali e sensibili. Non sono la ripetizione di un modello ma la sperimentazione di un metodo che indaga il non-visivo, le componenti non visive delle opere.
Il lavoro di Salvatore Sciarrino – La bocca, i piedi, il suono – eseguito dai Lost Cloud Quartet lo abbiamo scelto per la sua qualità di interrogazione dello spazio e la possibilità di farlo percepire, farlo risuonare.
L’appuntamento è per domani (oggi) 18 Dicembre alle ore 20.00 presso il MAMbo VIA Don Minzoni 14 Bologna

a music to play in a museum. Lost Cloud Quartet play Salvatore Sciarrino

Dicembre 16, 2008

ANNUNCIO: Il prossimo Giovedì a Collezioni mai viste presso il MAMbo (via don Minzoni 14, Bologna) ospiterà il seguente lavoro:
sciarrino

Sopra: locandina della serata con l’opera di Salvatore Sciarrino eseguita e interpretata da Lost Cloud Quartet

Programma in dettaglio della serata:
Bologna – 18 dicembre 2008
ore 20:00 – incontro SCIARRINO | RESTAGNO
ore 21:00 – concerto LOST CLOUD QUARTET

Testo Accessibile (ridotto per il catalogo):
Una folla di sassofoni in movimento. “Pensate al vento che varia perché trascina il brusio di ogni foglia della valle. Grande il fascino dei suoni-massa: nuvole e stormi, scroscio di pioggia di infinite chiavi di sassofono, pulsazioni, bosco di richiami, silenzio iridescente.”
L’opera eseguita al MAMbo, dal titolo “La bocca, i piedi, il suono” (1997), è dedicata ai componenti del Lost Cloud Quartet: Leonardo Sbaffi, Marco Bontempo, Gianluca Pugnaloni, Daniele Berdini.

Salvatore Sciarrino (1947)
LA BOCCA, I PIEDI, IL SUONO (1997)
per 4 sax solisti e 100 sax in movimento
Immaginate una musica capace di conciliare opposte categorie, come vuoto e pieno, luce e buio, muri e orizzonte, illusione e realtà. Il pezzo comincia ed ecco l’interno, dove ascoltiamo, rovesciarsi in esterno: veniamo immersi in un’alba di suoni, richiami si rispondono, s’incrociano nitidi eppure non ancora liberati dai sogni notturni. Cosa è sonno, cosa il risveglio? Segretamente forme e strofe ci pongono enigmi sul destino dell’essere.
Un quadrato di solisti (4 sassofoni contralto) disposti intorno al pubblico, ma la voce degli strumenti è irriconoscibile. Una magia prodotta da tecniche sonore inconsuete, una magia acustica che affiora solo ai bordi del silenzio e si fa spazio.
Virtuosismo dunque; in un senso alto del termine non vuol dire bravura, bensì trasfigurare se stessi e gli altri, ciò che non a tutti, o subito, è dato raggiungere. Tale méta propongo ai miei interpreti.
Intanto gli eventi hanno cominciato a muoversi, ruotano vorticosi e noi stiamo al centro; giungeranno ad avvitarsi simultaneamente nelle due direzioni.
A un tratto sentiamo qualcosa risuonare fuori, in un’altra dimensione, eventi prima isolati crescono a fiumana. Sono una folla di sassofoni, un centinaio, delle varie taglie (soprani, contralti, tenori e baritoni). La fiumana preme, poi lentamente trabocca nello spazio: gli strumentisti entrano, escono e rientrano, costituendo per l’ascoltatore un flusso continuo di piedi, volti, bocche.
Questa composizione può essere considerata un’iniziazione al naturalismo contemporaneo. Ciascun esecutore infatti porta il proprio suono, minuscolo, eppure ha una responsabilità incalcolabile nel risultato d’insieme. Pensate al vento che varia perché trascina il brusio di ogni foglia della valle. Grande il fascino dei suoni-massa: nuvole e stormi, scroscio di pioggia di infinite chiavi di sassofono, pulsazioni, bosco di richiami, silenzio iridescente.
Per la cronaca, La bocca, i piedi, il suono è stato composto nel 1997 e l’ultima pagina terminata su un letto d’ospedale a causa di un incidente quasi mortale. Tuttavia questo lavoro ha riaperto il Teatro di Chiaravalle (Ancona) puntualmente, il giorno fissato, mentre io tornavo al mondo. Solisti erano gli stessi della presente esecuzione: Leonardo Sbaffi, Marco Bontempo, Gianluca Pugnaloni, Daniele Berdini (allora non si chiamavano Lost Cloud Quartet) ai quali l’opera è dedicata.

Salvatore Sciarrino

Il testo è stato tratto dal libretto del CD audio co-prodotto da
col legno Lost Cloud Quartet
Distribuzione: www.col-legno.de

Lost Cloud Quartet, sax solisti
Leonardo Sbaffi, Marco Bontempo, Gianluca Pugnaloni, Daniele Berdini

i 100 sax in movimento:
Elisabetta Accorsi, Giulia Amatruda, Antonio Aucello, Filomena Balletta, Giulia Barba, Carlo Barbieri, Filippo Bedetti, Roberto Belletti, Nicola Bellulovich, Antonella Bevilacqua, Stefano Bifaro, Enrica Birsa, Roberto Boccardi, Nicola Bolognesi, Riccardo Bussetti, Maria Caltabiano, Lorenzo Cappi, Fabio Capponcelli, Filippo Cassani, Maddalena Cattani, Davide Ceredi, Davide Cesarotti, Laura Chittolina, Raffaele Cimica, Daniele Cipriana, Giovanni Contri, Joseph Creatura, Davide Crespi, Margherita Crisetig, Valentina Curcio, Antonello D’Aloia, Enrico D’Addazio, Elia Dalla Casa, Mimmo D’Andrea, Antonio Pio D’Avolio, Laura Degan, Adele Dell’Erario, Marco Destino, Pasquale Di Domenico, Alberto Di Priolo, Carlotta Ebbreo, Giampaolo Etturi, Leonardo Ferramondo, Matteo Ferramondo, Valentina Ferrarese, Alberto Fogli, Crescenzo Luca Frontuto, Marco Gaiga, Luis Gajardo Campos, Dino Gentile, Marisa Giacoia, Francesco Giammarella, Giuseppe Giovacchini, Martina Grossi, Cristina Guadagnini, Alice Gualteri, Giuliano Guarino, Giampiero Guerra, Letizia Illuminati, Alessandro Inglese, Fiorella Isola, Vitaliano Lama, Nicola Lupoli, Valerio Manieri, Antonio Mannino, Matteo Marasco, Alex Migliorini, Andrea Mocci, Sara Morettin, Lorenzo Musa, Samuele Nimis, Laura Orrico, Ilario Orsi, Francesco Palmino, Francesco Panebianco, Davide Pantani, Michele Paolino, Stefano Papa, Marco Pedrini, Nicola Pellegrini, Isaia Pereda, Valentina Persenico, Chiara Pettenuzzo, Marco Piazzi, Alessandro Piccolo, Matteo Quitadamo, Letizia Ragazzini, Giuseppe Riccardi, Nicolò Ricci, Anna Righetto, Yanin Mushe Riter, Marco Rizzi, Marco Rosati, Gaetano Rosselli, Luis Russo, Maria Teresa Russo, Diego Salvatori, Michele Sangiorgi, Simone Sardella, Marco Serena, Nicola Simone, Clarissa Slaviero, Michele Spadoni, Federico Sportelli, Daniele Tarticchio, Davide Teramano, Luigi Titolo, Marco Tomasso, Yugenij Tregubov, Carmela Tricarico, Tommaso Tricarico, Giuseppe Trimigno, Stefano Uggeri, Tommaso Vivaldi, Andrea Vivit, Camilla Volpone, Gianluca Zanello, Cecilia Zaninelli, Gabriele Zardo

coordinatori:
Daniele Furlati, Gianbattista Giocoli

Si ringraziono i Conservatori di Bologna, Como, Foggia, Mantova, Milano, Parma, Piacenza, Rodi, Roma, Sassari, Terni, Udine, Verona
ed in particolare i maestri: Dario Balzan, Fabrizio Benevelli, Daniele Berdini, Marco Bontempo, Franco Brizzi, Michele Brusha, Gabriele Buschi, Daniele Comoglio, Massimo Ferraguti, Mario Giovannelli, Mario Marzi, Gilberto Monetti, Giovanni Nardi, Fabrizio Paoletti, Gianluca Pugnaloni, Giancarlo Rango, Alfredo Santoloci, Leonardo Sbaffi, Michele Spadoni.

per rinascimento virtuale. viaggiare nei rinascimenti “libera la testa”

Dicembre 14, 2008

is-this-tomorrow

Lo diceva già Mario Gerosa nella presentazione del suo volume per Meltemi: il Rinascimento sta vivendo nuova vita all’interno dei musei. Dopo il Correggio, i Carracci, Aspertini, Bellini è arrivata la mostra di Mantegna al Louvre. Se ne sono lette bellissime cose sull’Alias di ieri.
Da questo articolo prendo spunto per ripensare alla mostra fiorentina al Museo di Storia Naturale (via del Proconsolo 12) e ad alcune sue caratteristiche che con il tempo si sono anche meglio definite. A mio avviso, Rinascimento Virtuale segna un punto di non ritorno nella storia di Second Life, per essersi posta in modo non banale con la produzione artistica realizzata in-world. Non ha traghettato nel mondo reale le opere, o meglio, non le ha “teletrasportate” materializzandole in quanto tali, in modo “acritico” o meglio automatico. Direi che la sua qualità sia stata quella di avere lavorato all’interno di un pensiero illuminista ed empatico alle stesso tempo; ha cercato una modalità di inquadrare Second Life in una dimensione più allargata di “civilizzazione” all’interno del nostro tempo e non di avere presentato romanticamente un mondo altro, fantastico, pieno di artisti ed eroi. Rinascimento virtuale segue una drammaturgia sovrapposta, tra storie di civiltà differenti - quella collezionate nel museo – che non avevano nulla di eroico ma che abitavano il loro mondo con le loro cose. E’ una mostra che segna il passo per non avere collezionato “figure” ma per avere collegato, connesso concettualmente il pensiero stesso di Second Life con un pensiero antropologico. In altre parole per avere considerato “maturo” il tempo di SL e di credere che si sia entrati in una nuova fase della vita-ambiente che in cambio della dimensione eroica e rivoluzionaria sta acquistando una nuova dimensione più interessante ancora, di affinamento dei linguaggi e delle relazioni. Una fase che si potrebbe definire Post Second Life fatta di progetti maturi, impegnativi e che non mirano più solo alla ricerca individuale e spontanea creativa.

Il compito di collezionare i singoli artisti e di metterli in mostra per il loro grande valore è stato ben svolto da Arena, su volontà di Arco Rosca e di Roxelo Babenco, giustamento svolta dentro Second Life. Nell’insieme i due progetti lavorano in parallelo e non perchè Rinascimento Virtuale abbia una “finestra” sull’evento rappresentata da 20 piccoli schermi che passano nomi e immagini degli artisti. Se la mostra fiorentina - Rinsacimento Virtuale  - sottrae l’opera artistica dal suo ruolo individuale per riconsegnarla in una dimensione collettiva e sociale in movimento, Arena recupera la dimensione di ricerca individuale dei migliori artisti all’interno di una dimensione mondo propria di SL. Due differenti incursioni nel mondo, due approcci analogamente “illuministi” verso l’ambiente che sono propri del modo di lavorare nell’arte contemporanea. Questo è il domani di Second Life.

UPLOAD ore 19,43,00 Dic 14, 2008:

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E’ uscito il cd musicale di Rinascimento Virtuale. Musiche di Esprit Machiniste e di Leonardo Piras: il primo e unico nella storia.
Come pochi altri, da avere assolutamente!!!

un cinghiale, un teatrino e un diario. Fotoracconto per Cmv003: Ugo Cornia

Dicembre 12, 2008



Fotoracconto della serata


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Ugo Cornia, ha scritto, legge e parla della…


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… Apecar di Luca Pancrazzi che si trova nella sala alla sua destra e dell’opera di…


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… Daniela Comani che pure si trova lì vicino e come l’altra di prima non è vista da chi ascolta… C’è che si alza e le va a ri-conoscere.


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E’ dentro al Museo, Ugo Cornia; lui racconta le opere, tutti lo ascoltano,…


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… mentre lui sta parlando dentro ad un’altra opera della quale non parla ma che usa o dalla quale è usato: Impression di Massimo Bartolini




Ugo Cornia ha svolto il suo compito di “illuminazione” della collezione del museo lavorando su tre opere: l’”apecar” di Luca Pancrazzi il “teatrino” di Eva Marisaldi e il lavoro “Sono stata io, diario” di Daniela Comani. Ha compiuto il suo percorso imponendo delle continue svolte di senso in chi lo seguiva: parlando di alcune caratteristiche dell’opera, focalizzandone alcuni aspetti, ha portato il lettore passo dopopasso ad effetti di sorpresa spostando la lettura da una dimensione poetica a quella narrativa. Ha arricchito la dimensione poetica di ogni singola opera di una dimensione di racconto che gli ha permesso di compiere un lento cammino verso il profondo delle opere. Dall’apecar “Cinghiale”, passando per il “giocattolo” teatrino si è soffermato a lungo sull’opera-diario di Daniela Comani e sulla sua mio-storia contenuta. Citando il George Perec di Pensare/Classificare e la Catalogazione degli animali “Emporio celeste di conoscimenti benevoli” dall’enciclopedia cinese di Jorge Louis Borges, ha condotto il visitatore dentro l’opera di Daniela Comani costruendo dei percorsi basati su espedienti narrativi. L’opera consiste in un diario che riporta alla prima persona singolare avvenimenti della storia dell’uomo. Storia politica, il terrorismo, la conquista dello spazio, ma acnhe fatti di cronaca, accidenti naturali ecc. Allineati a partire dal 1 Gennaio, saltando di anno in secolo, ed essendo stata, re, regina, assassina, vittima, termina con il 31 dicembre dove con la sua fuga come Batista da Cuba “…Finisce così il mio regime”.

In collegamento con: http://www.zerogikappa.it