Archivio per Novembre, 2008

sapere parlare. saperne parlare. second life fuori da second life

Novembre 30, 2008

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Cosa avrebbe fatto Munari per spiegare agli adulti cosa è second Life? Come lo avrebbe raccontato?
In generale il digitale – in particolare second life – non viene mai raccontato correttamente, per quello che è. Ci sono storture più o meno intenzionali. Anche chi ci mette la sua buona volontà si sofferma su particolare che non rappresentano ciò che accade al suo interno. C’e’ come una pellicola traslucida – meglio ancora, opaca – che non riesce a collegare la civilizzazione in corso del digitale a quella “tradizionale”. Forse è colpa nostra: manca un linguaggio semplice come quello dei gesti per fare capire cosa si fa in-world? Troppi trattati che richiedono conoscenze? Troppo di nicchia le cose che ci sono? E chi è in questo caso il normodotato? Chi sta dentro e non è capito o chi sta fuori e non capisce? MA anche nel mondo non ci sono definizione univoche. Nella mostra fiorentina, lo dicevo, abbiamo cercato ponti tra le due realtà (quella seconda dei noi-avatar e la prima di tutti i viventi) – sottolineo realtà (mi spiego: le entrambe realtà). Il centro non è l’artista ma la dimensione sociale dell’arte. Anche in quel caso la comunicazione intorno all’evento si è attorcigliata talvolta nel tentare di non-capire cose semplici per mantenere le differenze di opinioni tra chi si occupa di rete e di arte piuttosto che cercare di stringere conclusioni capaci di portare in avanti il discorso. Il tema centrale di second life sembra essere diventato l’Arte quando invece è molto più articolata e attraversa molti elementi dove la creatività, l’immaginazione si esprimono in tante altre forme.
Sono pensieri che mi sono nati guardando il servizio al TG1 segnalato su UQBAR da Roxelo Babenko e da Roberta su Twitter. Un servizio corretto, semplice semplice forse troppo.

http://www.zerogikappa.it/ un nuovo blog per pensare e lavorare

Novembre 25, 2008

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Ieri ho aperto una nuova area dove faccio cose un poco più sperimentali. Il gruppo di lavoro è sempre lo stesso di qualche giorno fa. Chi siamo? Insieme abbiamo aperto una associazione: 0gk. Un nome trovato per caso che nessuno ha poi voluto cambiare. Cosa significa? Leggete qui. Qualche tempo fa con Adriana e Maurizio Giuffredi dell’associazione 0gk abbiamo fatto qualcosa anche su Second Life: Outsider Art Archive (OAA), un pensiero sulla produzione e comunicazione dell’arte irregolare in rete.
Sarà un posto dove fare diverse cose: riflettere sulle tematiche del non-visivo, dell’arte irregolare, diproduzione, di fruisione di arte-terapia, di allestimenti di installation art. Nelle diverse chiavi Un site specific dove riflettere del contemporaneo.
Nel frattempo domani, 25 Novembre si parte con la conferenza stampa. Location: MAMbo, Museo d’arte Moderna di Bologna. Occasione? Le sette serate già presentate e la presentazione del sito.
Qui sotto la locandina. Toccare per ingrandire.

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il digitale è uno spazio cavo? o è una cipolla?

Novembre 23, 2008

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Labirinto di Chartres

Il secolo scorso ci ha abituati a pensare il nostro “appoggiare i piedi sopra nostra madre (terra)” come l’appartenere a diverse pelliicole o sfere che rivestono il pianeta. Leggendo Bachelard “… i bergsoniani hanno parlato di una biosfera, e cioè di uno strato vivente dove sarebbero foreste, animali, uomini. Gli idealisti hanno parlato della Noosfera, e cioè della sfera del pensiero. E si e’ parlato della stratosfera e della ionosfera…” accennando alla radio, lo stesso Bachelard, riconosce che tutto il pianeta si è messo a parlare. “Qual’e’ il termine adatto per definire questa parola mondiale? E’ la logosfera. Parliamo tutti nella logosfera. Siamo cittadini della logosfera”. Per bachelard la radio è la realizzazione integrale e quotidiana della psiche umana. Non serve solo a comunicare e a portare notizie ma ha anche il compito di rappresentara la psiche umana.
Per questo motivo mi sono staccato, per qualche giorno, dal mio appartenere alle più contemporanee sfere digitali (Second Life, la blogosfera, facebook, gtalkk, twitter ecc), per capire cosa viene rappresentato di me o anche solo cosa di me si rappresenta senza l’uso delle varie sfere digitali. O ancora quanto di me è cambiato nell’uso del digitale. E che natura ha la “sfera del digitale”.
In altre parole a cercare il mio centro.
Metaforicamente, ho cominciato ad accarezzare le pareti di questo digitale mi sono chiesto se la sua architettura assomigliasse più ad una scatola o più ad una cipolla. Una scatola, come quella cranica, contiene il pensiero. Le pareti contengono senza identificarsi nel contenuto. Ne mantengono la sola impronta. Una cipolla è il pensiero stesso, che si contiene. Ogni pellicola di contatto è il pensiero che cresce, che muta la propria pelle. Come dice Didi Huberman parlando di Leonardo e dei suoi schizzi anatomici sul cranio “il contenitore in essa si identifica esattamente con il contenuto, secondo un paradosso “pellicolare” (…). Nella cipolla in effetti, la buccia è il nucleo: ormai più nessuna gerarchia è possibile tra centro e periferia. Un’inquietante solidarietà fondata sul contatto lega ciò che avvolge a ciò che è avvolto”.
Che sia sfera, scatola o cipolla (la cosa digitale) certo è che una volta aperta ci si assume il rischio di caderci dentro, di esserne felicemente, dall’interno, divorati. Non si esaurisce in una superficie ma in un lento cammino verso un centro.

re-start o second-rorschach? il test di neupaul

Novembre 11, 2008

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Neupaul nel 13° piano (toccare l’immagine per ingrandire)

Sto viaggiando poco in rete. Diciamo periodo di pausa. Ieri però sono andato a visitare la nuova soluzione che Neupaul ha rezzato (costruito) nel suo spazio inworld. Anche Giovanni ne ha già parlato dicendone cose molto belle e giuste.
Second life può essere vista come una grande macchia di Rorschach: ognuno la interpreta a modo suo costruendoci all’interno un proprio modo di starci dentro. E’ uno spazio dove si ha l’illusione di costruirsi un proprio profilo nuovo e diverso, poi ci si ritrova se stessi… è uno spazio simbolico prima di tutto e con i simboli che ci descrivono non si scherza. L’intero spazio di Paolo/Neupaul fa questo: fa riaffiorare la sua ricerca e il suo giudizio sul mondo in una chiave di test psicologico. Un test che mette a confronto la nostra stessa idea di SL mostrandocene (simbolicamente) la filigrana (vedi il 13° piano). Grazie Paolo :)

collezioni mai viste. (museum as muse, museum as medium)

Novembre 10, 2008

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Da tempo mi occupo con Maurizio Giuffredi (docente di psicologia dell’arte) e con Fernando Torrente (psicologo non-vedente) di progetti, di natura sperimentale, che intendono dilatare e diversificare le possibilità di accesso al museo, esplorando ambiti inventivi e discorsivi comuni a vedenti e non vedenti. Dal 27 novembre 2008 al 15 gennaio 2009, ci sarà un ciclo di sette serate-incontro che sonderanno quegli aspetti degli ambienti e delle collezioni del MAMbo percepibili anche senza l’uso della vista. Il MAMbo è il Museo d’arte moderna di Bologna che ospita questo evento con il supporto economico della fondazione Unicredit e il competente supporto critico e organizzativo della conservatrice Uliana Zanetti e tutto lo staff del museo (in testa a tutti il direttore Gianfranco Maraniello che ringrazio).
Il progetto, intitolato “Collezioni mai viste” si avvale della partecipazione di sette autori, uno per ciascuna serata, provenienti da diversi ambiti creativi, che proporranno interventi appositamente ideati o rielaborati per l’occasione:

27 novembre 08 … Paolo Nori, scrittore,
4 dicembre 08 … Ottonella Mocellin/Nicola Pellegrini, artisti,
11 dicembre 08 … Ugo Cornia, scrittore,
18 dicembre 08 … Salvatore Sciarrino / Lost Cloud Quartet concerto
23 dicembre 08 … Carlo Cialdo Capelli, installazione musicale
8 gennaio 09 … Giacomo Verde, performance
15 gennaio 09 … Stefano Bartezzaghi, enigmista.

Il MAMbo si propone come uno spazio di incontro e di scambio; i sette autori sono stati invitati a raccontare il museo e le collezioni utilizzando le loro parole, la loro sensibilità, lasciandosi ispirare dalle collezioni stesse interpretate come muse: ogni autore offrirà la sua esperienza del luogo e della collezione attraverso interpretazioni originali che non presupporranno la visione diretta delle opere, pur accogliendo il pubblico nelle sale espositive. E’ comunque una ricerca di un piacere: di conoscere e di incontrare
Questi incontri permetteranno di concentrare l’attenzione sul lato non-visivo dell’arte, che dalle avanguardie a oggi ha assunto un’autonomia sempre maggiore e che, talvolta, si manifesta in modo esclusivo. Lo sviluppo di una specifica abilità, allo stesso tempo corporea e mentale, che alcune opere richiedono, permette di ritrovare un sapere e un sentire extravisivi che hanno fatto parte del nostro passato più lontano e che il primato pervasivo di una vista intesa come strumento unico di conoscenza ci ha portato a smarrire.

permeabilità delle immagini. foto-archivi on-line (flickr): un “fotoromanzo” collettivo e diffuso?

Novembre 9, 2008

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Risultato del flickrator alla voce Barack Obama :
collezione di immagini dalla 16 alla 30 di 146351 immagini (miniature dall’album di “lee and heather”)

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Risultato del flickrator alla voce Rinascimento Virtuale:
569 risultati
(miniature dalla 91/105 di 569 dall’album di Adriana Ripandelli)

Esiste una permeabilità delle esperienze (le cose fatte) che attraversa il nostro tempo che è sempre e solo al presente; usiamo il tempo dell’IO (il qui e ora) per capire le cose (passato e futuro possono sempre e solo essere evocati o anticipati secondo quanto espresso da j.T.Fraser nel concetto di Nootemporalità). In altre parole: le cose che facciamo non restano isolate nel tempo ma si rimandano continuamente tra loro.

Anche l’osservazione delle immagini lavora con una idea di permeabilità. Ogni immagine che guardiamo ci pone di fronte a qualcosa che è stato visto e fotografato anche da altri: il nostro tempo presente soggettivo (io che guardo ora) si pone così a confronto con quello oggettivo degli altri (ogni scatto fotografico storicizza un evento).
La fotografia ha sempre una pretesa di oggettività (attesa, inattesa e disattesa allo stesso tempo) che non sempre è reale: è un frame all’interno di tanti e possibili che possono assumere diversi significati in ogni istante.
Le immagini però hanno una grande potenza: si dilatano le une sulle altre. Si rimandano tra loro. Esiste una permeabilità delle immagini nel senso che nell’insieme delle visioni costruiamo una nostra esperienza soggettiva della cosa fotografata che è sovrapposizione, estensione, dilatazione del soggetto. L’esperienza diventa narrativa quando la visione di più immagini ci permette di ricostruire una storia. Anche Flickr, come altri archivi è uno strumento che consente questo: con l’uso dei tag e del widget Flickrator ci permette di vedere più immagini (scattate da persone diverse) di un singolo evento; nell’insieme queste visioni ci permettono di costruire una idea della cosa. Le note aiutano nella costruzione di questo senso e infine l’accostamento e la ricostruzione di una “cronologia” delle immagini permetto la lettura delle varie immagini come fossero istanti di un fotoromanzo collettivo e diffuso nella rete pronto da condividere. Le immagini quindi diventano permeabili, il racconto di ogni singolo scatto accoglie i racconti degli altri scatti per rimando. Le immagini pubblicate sugli archivi online diventano non solo elemento di narcisismo ma motore di costruzione di nuovi racconti sul reale.

RV… il primo passo per una storia sociale dell’arte di second life?

Novembre 6, 2008

C’è un aspetto di Rinascimento virtuale difficile da cogliere se si osservano le fotografie su flickr. E’ però nelle parole e negli scritti di Mario: la dimensione sociale dell’arte prodotta in SL. In fondo questa mostra (a fianco dei suoi testi) è il primo fondamentale passo per una storia sociale di Second Life.
A chiusura dell’articolo metto la tenda-comunicativa esposta nella mostra per fornire i primi strumenti di lettura, le chiavi per capirne meglio i contenuti. Un oggetto che fa parte di una serie completa che nessuna fotografia da sola può trasmettere: la tenda con il testo introduttivo di Mario. Tutta la mostra è pensata come una estensione concettuale della rete: la comunicazione non è avvenuta su pannelli museografico, su pannelli didattici, ma è il corpo stesso della mostra. Abbiamo usato la stessa modalità del “mondo” di comunicare attraverso l’ambiente e non attraverso le targhette… ma chi non l’ha ancora vista non può coglierne i valori di novità. E’ una mostra che non può essere giudicata dalle sue fotografie. Come Second Life deve essere vista dall’interno.
Non è una mostra che promuove singoli artisti ma un evento che sta dentro ad una grande narrazione collettiva che è nata in un luogo preciso: Second Life. E’ questa la prima chiave di lettura che differenzia questa iniziativa da qualsiasi altra.
E’ la risposta ad una sfida difficile ed offre un appoggio a tutti i residenti che si sentono parte di una nuova collettività condividendone le basi. Non è la soluzione al problema di lanciare nuovi artisti, individualmente riconosciuti, ma la presentazione di un lavoro che nato in un luogo specifico (di nicchia ricordiamocelo) tenta di farlo diventare universale (rompere la nicchia, dilatarla, allargarla al mondo reale). Trasporre nel reale le cose di second life, come già detto, è paragonabile al Jet-Lag. Tutto cambia. Lo statuto delle cose. Ciò che resta è la dimensione di “mondo”, la dimensione universale della ricerca. L’appartenere ad una idea comune declinata in modo diverso. L’arte dopotutto è sempre stato questo, la costruzione di valori condivisi.

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asincronie spaziali.

Novembre 4, 2008

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Bruno Munari

Prendo spunto da un post di Mario Gerosa e dal suo invito a ragionare e a sperimentare lo “spazio fuori sincrono”. Sulla possibilità di costruire spazi “irresponsive”, che reagiscono in modo inatteso alle sollecitazioni del corpo avatar.
Mi piace molto questo invito. E’ una dimensione che mette in moto energie, attenzioni, reazioni. Il fuori sincrono lavora con l’inatteso e come le migliori battute del cinema (come insegna Woody Allen) produce effetti su di noi in quanto ti prende di sorpresa, come una nevrotica soavità. Come la ricerca di “sincronicità” che mette in scena Munari nell’immagine: la ricerca di una difficile coincidenza tra il proprio corpo e il corpo-spazio della poltrona.
Lo spazio del fuori sincrono invita ad essere riempito: da una risata, da un grido di stupore o da un senso di fastidio.
Ricordo ancora una lezione di Werner Herzog all’università, dopo la proiezione del suo film Fata Morgana: c’e’ una intera sezione fuori sincrono e citando il mondo del video clip disse che l’assoluta sincronicità delle immagini con la musica rappresenta la morte della visione.

kurotsubaki… esempio di barnumismo? leggendo gli stili di SL

Novembre 3, 2008

Rileggevo gli stili di Second life scritti da Mario. Adoro Kurotsubaki in SL. Adoravo il loro circo che ora è presente con qualche traccia.
Un luogo strano, divertente che mi sembra rispondere al barnumismo.
Ideale per il lunedì mattina.

jet-lag. … reale … virtuale … (etnografico) …

Novembre 1, 2008

Jet-Lag concettuali.

A qualche giorno dalla conclusione del lavoro di allestimento di Rinascimento Virtuale, ho la percezioe del periodo passato durante i lavori come di un periodo segnato da un continuo Jet-Lag, da un “disagio” tra un dentro e un fuori che non è legato alla mia persona ma alle cose che in qualche modo sono state traghettate dall’interno (SL) all’esterno. Nell’esperienza dei Bar-Camp il “Jet_lag”, la “distanza” tra il mondo in-world e quello reale è compensato dalla sorpresa, dall’emozione di “sentire” la persona che si è conosciuta in una spazio “extra-sensoriale” (la natura delle sensazioni di ogni mondo ha le sue diferenze). Molto più complesso è portare fuori le cose, che non sono solo immagini ma sono veri oggetti. Per questo, presentando il lavoro di allestimento, ho più volte parlato di tre corpi (biologico-emanazione avatar-etnografico) messi a confronto nella mostra e cioè ho spostato l’attenzione dagli oggetti da esporre alla dimensione fisica, corporea di chi avrebbe visitato la mostra. La mostra è una compresenza di mondi fatti di cose; sono come tre ecosistemi che condividono lo spazio e il tempo con tre anime differenti.
Questo approccio nasce dall’osservazione del museo sovrapposto al pensiero di Mario Gerosa di volere affrontare il tema arte di Second Life in una chiave antropologica. Si richiedeva una osservazione particolare sulle cose che andava oltre l’evidenza fisica dell’immagine.
Osservando ne esce questo pensiero sugli oggetti. Ognuno di questi ha subito nel tempo (da tempo) un Jet_Lag che ne ha snaturato l’essenza: dalla dimensione funzionale interna ad una civiltà a oggetti feticcio*. Il museo, come corpo in sè, ha la sua storia ed è contenitore di civiltà che hanno le loro storie. La civlltà digitale non è ancora stata storicizzata. E questo è un grande vantaggio per le sue cose: non sono ancora “testimonianza”, “feticcio”. Non volevo che le cose di SL venissero lette come tali. Che fossero lette come feticcio.
Come tutti i mondi, anche il mondo di Second Life ha la sua anima. Per dirla con Plotino, questo mondo virtuale, è un grande vivente nel quale tutto simpatizza ed è sottoposto a regole e corrispondenze. Lo sguardo delle cose prima di tutto, le cose in se. La corrispondenza tra gli oggetti è inscindibile dall’ambiente.
Lo stare nei mondi in rete è un nuovo processo che in alcuni ambienti non lo si vuole ancora legittimare ma che testimonia una attitudine del genere umano che non si è persa ma sta vivendo una nuova stagione: è una nuova forma di avvicinamento ad un mondo come presenza. La presenza fisica nel mondo e la condivisione dell’esperienza.
Questa è una delle dimensioni concettuali che ha portato a declinare la mostra nella forma con la quale si presenta.

Del Jet-lag delle cose ne parla Franco La Cecla nel suo volume: Jet-lag, Antropologia e altri disturbi da viaggio, Bollati Boringhieri, Torino, 2002