Archivio per Agosto, 2008

catottrica digitale: scienza degli specchi

Agosto 31, 2008


caleidoscopio001. toccare per ingrandire

Altre cose trovate nel mettere a posto: esercizi di catriottica digitale.
La scienza degli specchi non è soltanto una scienza delle riproduzioni esatte della realtà, è anche scienza di un surrealismo visionario.
In queste visioni si celano molti fantasmi, spettacoli fantastici, metamorfosi dell’uomo e per tutti i secoli passati sono stati oggetto di sperimentazioni e di studio mediante la costruzione di macchine fantastiche. Tutte le wunderkammer ne conservavano esempi. Gli specchi costruiscono i caleidoscopi di mondi rovesciati, mondi sfigurati e moltiplicati che svelano fantasmi, mostri, demoni secondo i teologi del medioevo. Ma ancora oggi in questi caleidoscopi prendono forma, rivelandosi, le paure di ciascuno, riconoscendo figure inquietanti altrimenti non visibili. La storia dello specchio (dei suoi significati e delle sue funzioni) e la storia della demonologia si rincorrono.


caleidoscopio002. toccare per ingrandire


caleidoscopio003. toccare per ingrandire


caleidoscopio004. toccare per ingrandire

song to the siren. calendario

Agosto 30, 2008


This Mortal Coil – Song to the Siren “Cocteau Twins” (Elizabeth Frazer)


Tim Buckley – Song to the Siren


Ropert Plant – Song to the Siren

Tra le altre cose che uno si lascia dietro e riscopre c’è la musica. Questa, con una irruzione possente, si insedia nel nostro intimo e sembra vi elegga domicilio. “… sicchè l’uomo che viene a essere abitato e posseduto da questo intruso, e anzi rapito da sè, non è più se stesso: si trasforma completamente in una corda vibrante o in una tuba sonora, e freme follemente sotto l’archetto o le dita dello strumentista…questa operazione ha qualcosa della magia.” In questo caso la voce di Liz (voice per Teardrop dei Massive), o quella di Tim (l’autore) o quella di Robert (Led Zeppelin). Tre voci indimenticabili.
(testo da Valdimir Jankelevic, La musica e l’ineffabile, Bompiani, Milano 1998)

paesaggio al di là del reale. calendario

Agosto 28, 2008

Altro pensiero recuperato da qualche lettura e rimbalzato nel sottosuolo del mio notebook.
Le voci contro il digitale oppongono la natura contro la realtà virtuale/metaforica ma a ben guardare uscendo di casa dopo le immersioni in second life cosa resta di quella natura? Questo per chi come me vive le città e ha esperienza urbana e metropolitana quotidiana.
Nella dimensione urbana la relazione con lo spazio è di tipo mnemonico: la spazialità è esperita in una dimensione di esperienza vissuta e di ricordo e raramente di scoperta (a aparte quando si è in viaggio in città altre, ma anche in questo caso scattano sempre i paragoni con quanto già si è visto)
Dentro second life e gli universi digitali, mi interessa quel paesaggio animato che sono le persone in cui il senso di paesaggio diventa molto esplicito: un paesaggio umano che abita con tutta la sua emotività e presenza lo spazio. Il paesaggio, ricordiamolo, è un oggetto culturale e non un oggetto fisico e non va confuso con l’ambiente naturale o reale. “Appartiene all’ordine dell’immagine sia essa mentale, verbale, inscritta in una tela o realizzata sul territorio…” digitale.
(citazione da: Jean-Marie Besse; Vedere la Terra, Sei saggi sul paesaggio e la geografia, a cura di Piero Zanini; Bruno Mondadori, Milano 2008)

Vedi anche:
27 8 08
25 8 08
26 8 08

artefatti digitali. calendario

Agosto 28, 2008

Calendario, continua.
Non sono un “esperto di informatica”, non sono un sociologo della comunicazione, non sono un ingegnere informatico e non sono un filosofo della scienza. semplicemente uso le tecnologie e con il tempo mi sono fatto delle idee.
Ad esempio…

… che è impossibile trovare un confine ben definito tra la produzione di artefatti digitali e quello del discorso; che non possiamo parlare delle cose, ma dobbiamo sempre e soltanto parlare in quanto parte di essi

… che gli artefatti digitali hanno una struttura superficiale rapidamente accessibile all’osservatore che gli da l’impressione che quella cosa sia stata prodotta per lui

… che in tutto questo siamo coinvolti non con la nostra capacità di acquisto ma con la nostra libera decisione di produzione di significato

… che quello che interessa dei mondi digitali sono le affinità legate al mio corpo e alla mia testa

Vedi anche:
25 8 08
26 8 08

in scena: designer o sceneggiatore? calendario

Agosto 28, 2008

testo accessibile: “In scena: ogni artefatto digitale ha un suo ruolo in una sceneggiatura aperta che attende il nostro contributo”.


verifica 003. modello. Temporaneamente a Post Utopia, cantiere Lednev (Universo di Second Life)

vedi anche:
25 8 08

memorie dal mio digitale. calendario

Agosto 28, 2008

immagine ritrovata
testo accessibile: In viaggio. Ogni realtà è in se totale. Tutto nell’Universo è come l’Universo. M.Granet, il pensiero cinese, Milano 1971

C’e’ come un senso di ignoranza in ciò che si fa. Mettere in ordine le proprie cose sottolinea la dimenticanza e in modo brusco richiama ciò che si sapeva già.
Questa è la prima pagina di un calendario di “fine anno”. Come ai tempi delle scuole tutto ricomincia da settembre. Così sto passando questi ultimi giorni a sistemare le mie “memorie”, un sottosuolo ricco di cose dimenticate che ora verranno rimesse a posto.

viaggio in un futuro anteriore. Tarkovsky, Tokyo e il futuro

Agosto 18, 2008

Ci piace guardare, scoprire le cose e andarle a cercare in giro. Guardare produce desiderio. Gli sguardi hanno una caratteristica tattile: come se delle dita invisibili toccassero le cose viste e ne anticipassero un piacere che va conosciuto solo portandoci verso di esse. L’Agosto porta in giro i nostri sguardi e i nostri corpi verso le cose desiderate, verso i posti desiderati. Al ritorno le cose viste si mostrano agli amici (per il tacer di flickr twitpic ecc).

Tra gli sguardi amici c’e’ quello di Roberta che quest’anno ha “toccato” uno dei miei oggetti dei desideri più sensibili: Tokyo e il Giappone.
Ricordo ancora la prima volta che vidi l’edizione integrale di Solaris di Tarkovsky (1972). Scelse Tokyo per rappresentare il futuro già nel 1969 (o giù di lì) al tempo del progetto del film. Non il futuro tecnologico di 2001 (S.Kubrik) ma un futuro “geografico”, che ha a che fare con l’abitare il pianeta.

Per la serie viaggiando con gli occhi degli altri.

you know what I’m talking about 001

Agosto 2, 2008

testo accessibile: you know what I’m talking about