Note sull’Outsider Art Archive. archivi a tre dimensioni 002.

Maggio 17, 2008

Progetto per Post Utopia

Per chi ha letto George Perec o Foucault parole come archivio, dispositivo hanno un significato denso e pieno. Se poi si associa la parola follia la cosa diventa ancora più complessa.

Semplificando: Second Life (per come nasce) è uno spazio dove la parola archeologia non ha alcun significato in quanto non ci sono ancora tracce, sedimentazioni, depositi da interpretare. Per il momento almeno. In una sorta di archeologia a rovescio, dove cioè non essendoci nulla si devono depositare segni tracce e contenuti, Second Life diventa per noi il luogo dove portare e organizzre una conoscenza su un tema importante, spinoso, di frontiera: l’Outsider Art. Uso il termine anglosassone per allontanare le mille possibili varianti di significato all’interno di questo universo (specialmente nel contesto italiano).
Di cosa stiamo parlando?
Operativamente: stiamo - Ginevra Lancaster e io - lavorando per aprire a Post Utopia, venerdi’ 23 maggio, uno spazio espositivo dedicato all’outsider art, in concomitanza con il Festival della Psicologia che si terrà a Bologna dal 23 al 25 e che tratterà anche questo tema.
L’outsider art è “arte” prodotta da persone socialmente emarginate. Tipicamente si tratta di pazienti psichiatrici, per i quali l’arte rappresenta un canale preferenziale di espressione e comunicazione. Viene anche chiamata in 1000 altri modi: arte irregolare, art brut, visionary art, raw art, ecc…
All’estero sono, tanto per cambiare, parecchio più avanti di noi: musei dedicati, gallerie che vendono le opere anche online, e spesso si tratta di progetti no-profit, o comunque collegati a istituzioni.
Ma anche in Italia qualcosa si sta muovendo.
Quel che vogliamo fare è creare a PU un hub di informazione sul tema, che sia pero’ anche uno “spazio di esperienza”.
Un tassello in più per riempire e organizzare i contenuti all’interno dello spazio sintetico (SL) in forma di archivio tridimensionale, dove la conoscienza concettuale si accompagna sempre ad una esperienza emozionale. Organizzare contenuti, archiviare dati ma anche fornire uno strumento di conoscenza.


archivi a tre dimensioni 001. promemoria: vedi alla voce Mondine. cose fatte.

Maggio 17, 2008

Parafrasando G.Perec:
1. Modi di sistemare le cose*
ordine alfabetico
ordine per continenti e paesi
ordine per colore
ordine in base alla data di acquisto
(…)

Come traccia di una cosa fatta, pubblicata qui.
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Promemoria d’archivio:Youtube. vedi alla voce Mondine


Promemoria d’archivio:Youtube. vedi alla voce Mondine e Velas

Si potrebbe dire che il novecento, tra le altre definizioni possibili (secolo breve ecc…) sia sto il secolo della costruzione degli archivi; è stato il secolo nel quale si è schedato, segretato, registrato tutto e tutti secondo categorie, ideologie ecc.
Questo nostro nuovo secolo è il secolo nel quale gli archivi vengono anche aperti e letti. Diventano luoghi pubblici e come tali possono essere pensati: luoghi, spazi aperti che comunicano chiaramente cosa contengono.
Sperimentare spazi archivi tridimensionali trova una sua facile esemplificazione in ambienti sintetici dove il pensiero può essere strutturato e reso visibile con metafore spaziali. Come è stato fatto da noi perfare (costruire, rezzare) lo spazio mondine: un primo tassello di un archivio di memoria.

*”i libri” nell’originale da : George Perec, Pensare Classificare, Rizzoli 1989


in viaggio con laura

Maggio 12, 2008

Progetto di copertina per il volume di Laura Gemini

E’ uscito il libro di Laura Gemini: “In viaggio”, per la Franco Angeli. 
E con il suo libro è uscita la mia copertina per lo stesso libro: un viaggio tra le cose di Laura, appoggiate sulla scrivania. Dalla musica dei New Order (Blue Monday) alle immagini da Second Life; qua e là, qualche cosa di mio.


Velas + Elena. pensiero visivo sull’individuazione

Maggio 10, 2008

sotto e sopra il materacamp2008

Maggio 5, 2008

Questo è il mio contributo pubblico al Materacamp che per me è stato un divertimento infinito. Tagliate lungo i bordi e unite i lati corti e girate all’infinito. Do it.


coltivare lo sguardo del paesaggio (”virtuale”). focus skin tower

Maggio 1, 2008

Da qualche giorno ho provato a collocare la Skin Tower in una land desertica. Lì ha assunto una nuova dimensione, Legata al paesaggio. Il paesaggio, anche se solo evocato da una sua immagine, ha il potere di nutrire l’”anima” e di nutrirla non in un qualsiasi modo ma rendendola più grande di come è nella routine del quotidiano. Rendendola più grande è resa più se stessa perché la sua dimensione naturale è l’apertura e l’immensità.
Parlo di una immagine di paesaggio, ma questa immagine evoca, rimanda ad una spazialità per me nuova associata a questo oggetto, che si comporta dentro la “dimensione” “virtuale” (le dimensioni spaziali e temporali) come una “sonda”; è come un “termometro” che misura (per me) il grado di immersività e di incorporazione all’interno di questo spazio. La skin tower è un poco come un altro mio avatar, che misura lo spazio e il tempo. Skin Tower non a caso: una “pelle” sensibile dentro a Second Life… una mia seconda pelle, sensibile, che mi parla di uno “sguardo” tutto da coltivare.
Se internamente lo spazio è ancora meditativo esternamente ha assunto una dimensione contemplativa. Lo SLURL (l’indirizzo) o trovate anche nella colonna del Blogroll alla vote “Il mio studio in Second Liife” (ulteriore passo dentro la dimensione di SL).


recuperare idee. lo spazio “virtuale”: cantiere di tempo

Aprile 27, 2008

… cantiere di storia, … “l’umanità non è in rovina, è in cantiere. Appartiene ancora alla storia. Una storia spesso tragica, sempre ineguale, ma irremediabilmente comune”. Marc Augé*

Cantiere digitale

Nel post precedente e in tanti altri collegati si è parlato di un “luogo” costruito all’interno di Second Life, per sottolineare una volta di più che lo spazio suggerito come virtuale può diventare uno spazio dove fare “cantiere” di idee, dove sperimentare anche nuove forme del ricordo.

Oggi facciamo esperienze di “tempi” diversi nello stesso spazio: le nostre città sono lì,con la loro storia sedimentata, accumulata, a dimostrarcelo. Lo scarto del tempo è molto ben visibile nel paesaggio urbano europeo. Che relazione intrecciare allora nello spazio definito, un tempo, “virtuale” e “in tempo reale”?
Spazi come quelli “virtuali” (intendedoli solo per la loro natura geometrica in questo senso) possono diventare spazi di contenuti dove l’intera umanità, il suo pensiero, potrebbe rinnovarsi all’interno di un cantiere che è digitale. Uso il termine cantiere perchè anche l’ambiente digitale si costruisce e, normalmente, contenuti e forma si costruiscono nello stesso momento: si fanno luogo nello stesso tempo.
Sto parlando del recupero di idee, memorie, veri interventi di costruzioni di racconti attraverso lo spazio del digitale tridimensionale.
Mentre tutto concorre a dirci che la storia è finita e che il mondo è uno spettacolo nel quale quella fine viene rappresentata, abbiamo bisogno di ritrovare il tempo per credere alla storia.
Di archivi e di memoria del digitale si è parlato anche qui.

Con Elena, Adriana, Roberta, Giovanni, Martha, Laura, Gianky, Tonino, Azzurra (dove nel suo Laboratorio di Parole a Postutopia si terra un reading), ecc… abbiamo aperto un cantiere dove dare spazio alla ricostruzione, emozionale, di una memoria che sta cercando uno spazio anche qui. Su Second Life si può! Un cantiere per ritessere memorie al di fuori di una erudizione storicista: ri-leggere storie passate mostra sempre uno scarto che è la percezione del tempo. Il tempo è fragile, si spezza istantaneamente e viene cancellato in un batter d’occhio dal ricordo che ricompone a suo modo l’evento e dall’erudizione e dall’interpretazione dello storico.



Dare una immagine a un’idea è la forza di questi spazi; costruire una visione, emozionale, riporta alla tradizione pittorica italiana (dall’umanesimo in poi, per arrivare ai più alti esempi del divisionismo). Qui però l’immagine fa parte di me, la compongo io stesso, con la mia avie-presenza (con il mio avatar) e con il mio sguardo.

da: Marc Augé, Rovine e Macerie, Bollati Boringhieri, 2004


liberazione 2(volte).0 mondine in second life

Aprile 25, 2008

Come dice giustamente Giovanni nel suo post (pubblicato mentre si stava costruendo questo evento), Mondine in Second Life “è un atto simbolico che prende corpo”. Ne potete leggere anche qui, post scritto da Elena nel sito ufficiale del gruppo Mondine 2.0, da Laura/Liu e da Elena/Velas.
Ognuno di noi ha il suo 25 Aprile, anche Roberta ne parla.
Nato da una telefonata, da qualche chat, questo scrigno di “cristallo”, questa skybox museo, sarà inaugurata oggi, 25 aprile 2008, nella land Mondine in Second Life, collocata nella regione di Genesi Italia.
Perchè fare una cosa del genere in un ambiente digitale, “virtuale”?
Il pensiero che sta alla base dell’operazione è un segnale raccolto, anzi trasmesso, da Alberto Cottica: documentare, raccontare, presentare il passaggio di testimone di una generazione di mondine (l’ultima vera) a una nuova generazione che seppure non abbia vissuto quel tempo, si fa carico di trasmetterne i significati, le forme e i contenuti del canto delle mondine (”Di madre in figlia 2.0″).
Allora il senso di questa operazione è quello di poratare contenuti sociali all’interno di second life.
Nel mio caso è pure una possibilità di rendere emozionale una idea all’interno di una dimensione a sua volta immersiva (second life). Alcuni lavori, passati, dimenticati hanno assunto ormai una dimensione metafisica. Questo museo ci racconta anche questo: una metafisica del lavoro, della risaia. Non ci sono spiegazioni: la risaia e gli abiti delle mondine (da prendere e indossare) sono lì. E’ solo l’inizio. Il plot è chiaro. Allora: a laurà! (A lavorare!).


armonia delle cose. natura è tempo in second life (site specific)

Aprile 23, 2008

“Il viaggio filosofico è viaggio nel tempo, un viaggio nei luoghi dell’origine culturale del quale il viaggiatore filosofo si sente membro.” Così apre Eric J. Leed nel volume La mente del viaggiatore (edizioni il Mulino, 1992) uno dei suoi capitoli.

La ricerca di una natura in second life è un viaggio di qualcosa di originario, di una origine condivisa o condivisibile. Cosa significa cercare una natura? Cercare quegli elementi che riproducono una condizione specifica di un luogo che prescindono da una intenzione di azione dell’uomo (avatar). Come dire cercare quel qualcosa che è imponderabile, che chi ha progettato la piattaforma non ha progettato ma che comunque ha trovato qui il suo luogo.

Ieri sera, 22 Aprile, l’esercizio ha avuto il suo compimento: ho inaugurato la Skin Tower alla Greenfield Room (galleria d’arte di Second Life di Roberta Greenfield a Post Utopia) e ho verificato le premesse. Da tempo stavo cercando le radici di una natura in second life e queste le ho trovate non nelle forme ma nel tempo. La cosa che condividiamo pienamente tra i due ambienti (al di quà e al dilà dello schermo) è il tempo che trascorriamo e le emozioni che proviamo.
Date le regole per visitare la torre - dall’interno, modalità fly, non fare nulla se non guardare - si comincia ad entrare in una condizione dove è il tempo e lo spostamento che compongono un viaggio lento, ma continuo. E’ come il volo del cosmonauta: una caduta continua, lenta dove l’unica cosa da fare è guardare, immersi nel tempo che diventa spazio. E’ un pensiero d’artista.


meme. 6 cose che

Aprile 21, 2008

… mi piace fare

segnalo:
Thomas, Monica, Roberta, Elena, Giulia, Deneb